Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente e la rubrica Figli al centro. Questo mese i genitori ci chiedono quando sia opportuno portare un figlio o una figlia da uno psicologo.

La prossima settimana troverete le nostre risposte.

 

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

 

Quando portare un figlio adolescente dallo psicologo? Te lo sei mai chiesta?

Capire i nostri figli che crescono non è semplice. I ragazzi non parlano e, dobbiamo ammetterlo, noi non sempre abbiamo la possibilità di aspettare i loro tempi. Non sempre abbiamo la capacità di capire che qualcosa non va e quando succede rimaniamo spiazzati e increduli.

Ritengo che per imparare a conoscere i nostri figli siano molto importanti anche i pareri “degli altri”. Dove gli altri sono sicuramente gli insegnanti, amici, parenti, persone di cui ti puoi fidare chiaramente e, se ci riusciamo, anche i loro amici.

Così succede che un giorno, durante il colloquio con un professore, o durante una chiacchiera con un’amica, ti parlino di tuo figlio, “questo sconosciuto” che a casa si comporta in modo completamente opposto a quello che stai sentendo. Leggi tutto »

Continua la collaborazione con la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Questo mese si parla di fumo e i genitori ci chiedono cosa si può fare per fare smettere di fumare il proprio figlio o la propria figlia. (Per leggere il loro post andate qui)

L’argomento di questo mese è particolarmente interessante perché mette a confronto aspetti razionali ed aspetti emotivi e chiama in causa anche la difficoltà che i genitori a volte hanno ad essere coerenti con ciò che provano ad insegnare ai propri figli.

 

GLI ASPETTI RAZIONALI

Razionalmente siamo tutti consapevoli dei danni che il fumo è in grado di provocare, lo sanno gli adulti  e lo sanno i ragazzi. Ci sono dati concreti che non lasciano spazio a interpretazioni differenti.

Eppure, anche se si sa che le sigarette sono dannose, sono ancora tantissimi i ragazzi che ogni giorno iniziano a fumare, in Italia si comincia in media a 14 anni.

Ci sono diversi aspetti importanti che riguardano l’iniziare a fumare in età precoce: prima di tutto il rischio di sviluppare una dipendenza e poi la difficoltà ad abbandonare una condotta appresa molto presto. Tra l’altro negli adolescenti e nei preadolescenti il fumo di tabacco è associato ad altri comportamenti a rischio, come l’uso di sostanze psicotrope. Le ricerche dimostrano che prima si inizia a fumare più si ha la probabilità di sviluppare una dipendenza da nicotina. Leggi tutto »

Continua la collaborazione con  la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Questo mese i genitori ci chiedono cosa possono fare per aiutare i propri figli a smettere di fumare. In questo post trovate le loro domande e lunedì prossimo troverete le nostre riflessioni.

Maria Grazia e Melania

 

Come fare smettere di fumare mio figlio? All’inizio è solo un sospetto, ma poi purtroppo diventa certezza e tu non sai come fare. Iniziare con i divieti ha un senso o può peggiorare la situazione? Sono gli amici? Le sue insicurezze? I nostri figli da quando sono nati sono bombardati dai rischi che derivano dal tabagismo eppure la quantità dei giovani  fumatori è sempre in crescita.

 

Come fare smettere di fumare mio figlio è la domanda che crediamo di non dovere mai porci perché oggi, sin dalle scuole elementari, si parla dei rischi connessi al vizio del fumo. Per la rubrica Figli al centro l’argomento di questo mese che abbiamo sottoposto alle nostre psicologhe  dello  Studiopsynerghia è proprio questo:

Come fare smettere di fumare mio figlio

Alle elementari i bambini spesso tornano a casa spaventati da quello che hanno appena appreso a scuola sulle malattie correlate al fumo. Le mie bimbe con quegli occhioni curiosi mi chiedevano “perché i “grandi fumano?” “Fa male, possono morire”, ma poi i figli crescono e le cose cambiano.

La sigaretta, nonostante tutto, mantiene quell’alone di fascino. Se fumi sei grande e sei un grande.

Purtroppo è ancora così. Sarà la voglia di sentirsi grandi, sarà la sicurezza che dà una sigaretta o la voglia di trasgressione ma ancora oggi la percentuale degli studenti 15enni che dichiarano di aver fumato almeno una volta nella vita è il 42,1% tra i ragazzi e sfiora il 50% tra le ragazze. Valori più bassi si rilevano tra i 13enni (19,7% le ragazze e 18,5% i ragazzi) e tra gli 11enni (3,7% i ragazzi e 2,5% le ragazze). Questi dati evidenziano come, a parte tra gli 11enni, le ragazze sperimentano il fumo più dei ragazzi e sono in aumento. (Rapporto del Ministero della salute del 2017 sul tabagismo). http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=53&area=Vivi_sano

Un giorno ti ritrovi a sentire puzza di fumo quando tuo figlio rientra a casa. Non è più come ai “nostri tempi” che potevamo addurre la scusa che nel locale “gli altri” fumavano. Oggi è vietato fumare praticamente ovunque, quindi quando senti puzza di fumo, di solito è tuo figlio che fuma.

Come fare smettere di fumare mio figlio?

Cosa gli diciamo? Leggi tutto »

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Per la rubrica Figli al centro continua la collaborazione con Genitorialmente e le preziose domande dei genitori.

Nell’articolo  Adolescenza: domande dei genitori  i genitori ci chiedono “Come prepararsi all’adolescenza dei figli”

 

Fanno bene i genitori di bimbi di 7/8 anni a preoccuparsi di cosa accadrà in adolescenza ai loro figli e alla famiglia in generale?

 

Quali sono gli aspetti fondamentali che è importante che un genitore curi sin da quando il bambino è ancora piccolo?

Queste e altre sono le domande a cui abbiamo cercato di rispondere nell’articolo Adolescenza Le psicologhe rispondono-1 

Come prepararsi all’adolescenza dei figli?

Con il dialogo, con la fiducia verso i figli e verso noi stessi e la nostra capacità genitoriale.

Continuiamo ad affrontare questa tematica affrontando altri due aspetti importanti:

Autostima

Reciprocità

Come prepararsi all’adolescenza dei figli – L’autostima

Siamo d’accordo con Manu quando dice che l’autostima è qualcosa che va costruita sin da piccoli e incrementata nel tempo e, rispetto a questo, possiamo dire che quando c’è un buon dialogo tra genitori e figli e si instaura una relazione di fiducia a trarne beneficio è anche l’autostima, sia dei figli che dei genitori. Leggi tutto »

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Per la rubrica Figli al centro continua la collaborazione con Genitorialmente e le preziose domande dei genitori, che ci consentono ogni volta di riflettere su tematiche importanti.

Nell’articolo  Adolescenza: domande dei genitori  i genitori ci chiedono Come prepararsi all’adolescenza dei figli agendo d’anticipo e quindi quando i figli sono ancora alle elementari.

Genitori di bimbi di 7/8 anni iniziano già a preoccuparsi di ciò che accadrà in adolescenza ai loro figli e alla famiglia in generale.

Fanno bene o fanno male?

L’educazione comincia sin dal momento della nascita e quindi la risposta alla domanda è sia SI che NO:

  • fanno bene perché è qualcosa che va costruito giorno per giorno e quindi richiede un impegno costante;
  • non fanno bene perché, proprio perché richiede un impegno costante, se si costruisce la relazione momento per momento ha più senso stare nel periodo che si sta vivendo e affrontare le difficoltà attuali piuttosto che proiettarsi in un futuro che non si può prevedere. Leggi tutto »

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Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente. Questo mese, grazie alle riflessioni dei genitori, parliamo di come sia possibile per i genitori prepararsi al meglio all’adolescenza dei figli. In questo post potete leggere le domande e le riflessioni dei genitori e lunedì prossimo troverete le nostre risposte.

Buona lettura!

 

Come prepararsi all’adolescenza? Tutto va bene finché non arriva l’adolescenza. Spesso mi ritrovo a parlare con alcune amiche che hanno i figli più piccoli e si dichiarano totalmente impreparate ad affrontare l’adolescenza.

 

Queste sono le frasi di mamme e papà di bambini di 7-8, nella loro voce c’è un velo di preoccupazione, ma soprattutto un’implicita richiesta di aiuto

Mattia ha 9 anni e fa già quello che vuole, figurati quando avrà 12 o 13 anni

Elisa non mi ascolta e mi guarda con aria di sfida, ha solo 7 anni. Davvero non oso pensare a come sarà da adolescente

Come prepararsi all’adolescenza?

Esiste un modo? Abbiamo chiesto alle psicologhe dello  Studiopsynerghia di aiutarci a capire come comportarci con i nostri figli.

Quando le mie figlie erano più piccole mi sembrava di avere già abbastanza problemi, ma purtroppo la famosa frase “Figli piccoli, problemi piccoli. Figli grandi, problemi grandi” è vera.

Il ragazzo adolescente “ti prende in testa”. Non so se rendo. Non si parla più di fatica fisica che è quella che ci ha accompagnato e distrutto quando i nostri figli erano più piccoli. Qui è una guerra di nervi, qualcosa di inaspettato dove spesso il genitore si sente sconfitto, perché questi ragazzi fanno quello che vogliono. Spesso mi pento di non averci pensato prima.

Come prepararsi all’adolescenza?

È la domanda che rivolgiamo alle psicologhe dello studio Psynerghia, perché tutti sappiamo che l’adolescenza è un’età complessa, delicatissima che può dare grande preoccupazioni ma, diciamolo, anche grandi soddisfazioni.

Con la rubrica Figli al centro le nostre psicologhe ci danno dei consigli preziosi, sono magicamente rassicuranti perché ci aiutano a tirare fuori il meglio dai nostri figli e da noi come genitori, ma ci ripetono tutte le volte questa frase

L’educazione dei figli è un percorso che inizia dal primo giorno, le basi per il dialogo, la fiducia e il rispetto si devono creare e instaurare sin dai primi giorni.

Ma noi genitori non siamo dei super eroi. Quando i figli sono piccoli siamo talmente presi dagli aspetti pratici che spesso la parte educativa passa in secondo piano.

Quindi “lasci perdere”, perché devi vestirlo, accompagnarlo all’asilo o a scuola, ricordarti di tutti gli impegni e le cose che gli servono, e poi si ammala, ma nel frattempo c’è una casa da mandare avanti, una famiglia. Quante volte il primo desiderio di un genitore diventa il riposo?

Quando un bambino di 5 anni fa i capricci per un giocattolo dopo un po’ un genitore “molla” e glielo compra anche se a casa ne ha 3 sacchi pieni e non li usa.

Alle elementari per alcuni c’è la volontà di imporsi sui coetanei, quante mamme non intervengono dicendo “Tanto sono bambini …”.

E quando invece ci risponde male? Diciamolo che, alcune volte i più piccoli sono davvero buffi quando vogliono fare i “grandi” e noi sorridiamo perché istintivamente reagiamo a quello che vediamo e non a quello che i nostri bambini sentono di aver fatto.

Come prepararsi all’adolescenza?

In fondo anche per noi è la prima volta che siamo i genitori.

Quante volte i nostri figli vogliono raccontarci la loro giornata, ma noi diciamo dopo? (Altrimenti chi prepara la cena?) O invece quando abbiamo tempo e cerchiamo il dialogo, quello che succede è più o meno così:

 

Come è andata oggi?

Bene

Cosa hai fatto?

Niente

… sono bambini.

Sono bambini che diventeranno grandi.

Come prepararsi all’adolescenza quando hai di fronte un bambino delle scuole elementari?

Secondo me i temi importanti sono 3:

Dialogo, fiducia e autostima,

Ne abbiamo parlato pensando al rapporto con gli adolescenti, ma ora vogliamo agire prima e pensare di affrontarle quando i nostri figli sono ancora bambini

Dialogo. Come possiamo noi genitori imparare a dialogare? Come possiamo stimolarli al dialogo con noi? Ma soprattutto come facciamo noi ad imparare ad ascoltarli? Spesso i bambini di questa fascia di età hanno comportamenti molto diversi da quello che è l’ambiente in cui crescono, molti genitori affermano

“Mia figlia mi risponde male, perche? Noi non siamo così”

Fiducia. A 7-8-9 anni si dicono le bugie? Direi proprio di si. Esiste una relazione fra bugie e fiducia? Come possiamo far capire a un bambino così piccolo che ci fidiamo di lui e che si deve fidare di noi? In fondo a questa età hanno poca autonomia e non ci sono tante occasione per responsabilizzarli.

Autostima. L’adolescenza è un periodo di grandi insicurezze. Spesso noi genitori ci rendiamo conto di questo quando i nostri figli sono già grandi. Personalmente il mio pensiero è stato

“Avrei dovuto iniziare ad aiutare le mie figlie nel costruire la loro autostima sin da quando erano più piccole”

Eravamo all’asilo quando mia figlia in lacrime mi ha comunicato che non voleva più andarci perché le sue amiche non volevano più giocare con lei perché era brutta. Dopo qualche giorno di grande preoccupazione, in realtà il problema si risolse con la stessa velocità con cui si era creato. Per me l’argomento era chiuso, forse invece avrebbe avuto senso parlarle anche negli anni successivi, considerare più seriamente le sue paure da bambina e non aspettare che arrivasse l’adolescenza con le sue grandi insicurezze.

Queste sono le domande accalorate che poniamo alle psicologhe di Psyblog  e  Studiopsynerghia.  Aspettiamo settimana prossimo le loro risposte. I figli crescono molto velocemente. Probabilmente non saremo mai realmente pronti ma oggi vogliamo proprio capire Come prepararci ad affrontare l’adolescenza.

 

Photo by Trinity Kubassek from Pexels

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Continua la collaborazione con la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Questo mese parliamo di cosa succede in famiglia quando un figlio risponde male ai genitori, come sempre lo facciamo a partire dalle domande dei genitori, che trovate in questo post.

 

 

RECIPROCITÀ NELLE RELAZIONI

Come psicoterapeute familiari abbiamo la fortuna di poter lavorare sia con i figli che con i genitori, e dal nostro osservatorio privilegiato abbiamo la possibilità di vedere, ogni giorno, come le modalità comunicative e relazionali in famiglia si costruiscano giorno dopo giorno e che siano entrambe le parti a costruirle, non solo i figli.

LA PAROLA AI RAGAZZI

Possiamo dire con certezza che quando i figli feriscono, anche se lo fanno con la precisione di un cecchino, non lo fanno mai con l’obiettivo esplicito di fare del male. Una delle frasi più frequenti che i ragazzi ci dicono è:

È vero che noi a volte alziamo la voce, gridiamo pure e magari diciamo cose che li mandano in bestia, ma questo non vuol dire che pensiamo davvero ciò che diciamo. Non devono prenderci troppo sul serio quando diciamo quelle cose.

E ancora

Anche loro spesso esagerano, ci urlano addosso di tutto, appena torniamo a  casa da scuola ci sentiamo il fiato sul collo “Riordina la stanza”, “Hai lasciato un casino” “Ma quando cresci?”, “È mai possibile che in questa casa non ci sia mai un aiuto?”, “Pensi che le tue scarpe si mettano a posto da sole?”, “Ma che schifo di musica stai ascoltando?”

 

A loro farebbe piacere sentirsi sempre sotto giudizio così come succede a noi?

 

Se gli rispondiamo male non ce l’abbiamo per forza con loro, a volte siamo solo troppo stanchi, o preoccupati per qualcos’altro e magari abbiamo bisogno di parlarne con gli amici.

Abbiamo voluto dare prima di tutto voce al pensiero dei ragazzi perché ci teniamo a sottolineare che in una famiglia le modalità relazionali si costruiscono assieme, nel tempo e che a crescere non sono solo i figli, ma anche i genitori.

NON CI SONO SOLUZIONI IMMEDIATE

Quando si ha a che fare con gli adolescenti non esistono soluzioni immediate, ci vogliono tempo e costanza e, come abbiamo già detto più volte, i genitori devono perdere l’illusione di poter proteggere i propri figli da ogni potenziale situazione di pericolo.

Ci vuole poi anche fiducia, la fiducia nella possibilità di creare un clima familiare nel quale i ragazzi possano sentirsi liberi di esprimere se stessi e i propri sentimenti. Se si riesce a fare questo, i ragazzi potranno pure dare delle rispostacce e combinare qualche guaio, ma sapranno che ci sarà sempre una base sicura alla quale tornare e impareranno ad ascoltare ciò che i genitori hanno da dire, ciò che provano e anche a rispettare le regole e i limiti, per il semplice motivo che avranno interiorizzato i valori familiari fondamentali.

METTIAMOCI ALLA PROVA

Facciamo una prova per vedere cosa succede in molte famiglie quando un ADOLESCENTE dice qualcosa che ai genitori non piace, magari in modo colorito:

Uff che palle la scuola! Non serve a niente se non a farmi perdere tempo!

Ora proviamo a immaginare le risposte dei GENITORI:

ma cosa dici? La scuola è fondamentale per il tuo futuro

 

quando dici così dimostri tutta la tua immaturità

 

adesso ti sembra inutile, ma un domani capirai il valore della scuola

 

eh si certo, così potresti passare più tempo con i tuoi amici a non far nulla

 

che delusione quando dici così

 

come avrei voluto avere io tutte le opportunità che tu hai oggi …

 

Potremmo proseguire all’infinito in modi più o meno coloriti anche dall’altra sponda.

Vi siete riconosciuti in qualcuna di queste risposte?

Tutte queste risposte hanno una cosa in comune: non servono a nulla se non a indisporre i ragazzi e allontanarli dai genitori, che vengono sentiti freddi, distanti e giudicanti.

Cambia poco se a cambiare è il tema:

Io stasera voglio uscire ed esco anche senza il tuo permesso!

Immaginiamo le risposte dei GENITORI:

Provaci e vedrai quello che ti succede

Tu stasera non vai proprio da nessuna parte!

Sei piccolo hai tutta la vita per uscire

Sei sempre lì a mancare di rispetto!

È possibile che non impari mai che per ogni cosa c’è un tempo?

anche qui potremmo continuare all’infinito e anche qui senza risultati positivi.

Proviamo a pensare a come possa sentirsi un ragazzo che riceve questo tipo di risposte.

Sono stati negati i suoi sentimenti, è stato ridicolizzato il suo modo di pensare, le sue opinioni sono state criticate e gli sono stati dati dei consigli preconfezionati e non richiesti.

Anche se con tutte le migliori intenzioni, la logica adulta sovrasta quella dei ragazzi, senza la possibilità di dare loro ascolto provando a capire cosa loro sentono, oltre quello che dicono le loro parole.

I genitori ci tengono a mostrare ai figli la giusta strada da seguire, a provare a non farli sbagliare per non vederli infelici, ma questo non serve. I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati in modo da sentirsi accolti, accettati e capiti. È anche accettando l’infelicità dei figli che gli si può rendere più agevole il superarla.

I genitori spesso pensano di dover sistemare le cose che riguardano i loro figli, mentre la sfida più grande, la rivoluzione copernicana è cambiare il modo di pensare e passare da “Come posso sistemare le cose” a “Come posso aiutare mio figlio a sistemare le cose da solo?”.

Per poterlo fare bisogna imparare ad ascoltare e parlare con loro in maniera differente, dandosi il tempo di allenarsi a farlo.

È dunque fondamentale fare capire ai propri figli  che si ha il desiderio e la disponibilità di ascoltarli. Questo getterà delle buone basi, anche se non da garanzie di successo immediato. I ragazzi potrebbero accusare i genitori di non capirli o magari di non essere al passo con i tempi, ma  poi si vedranno i risultati. I ragazzi hanno piacere a sapere cosa pensano i loro genitori, anche se a volte dicono esattamente il contrario.

Bisogna avere fiducia e allenarsi con costanza per arrivare a commettere sempre meno errori.

LE COSE DA NON FARE

Ma quali sono le cose da NON fare?

Nel libro Come parlare perché i ragazzi ti ascoltino e come ascoltare perché ti parlino, le autrici Adele Faber e Elaine Mazlish ne fanno un elenco chiaro dal quale traiamo ispirazione:

-          RIMPROVERARE E ACCUSARE

Ecco vedi sei sempre il solito lo hai fatto di nuovo! Ma ti rendi conto di cosa sarebbe potuto succedere?

Risposte probabili:

Ma mi sono solo distratto un attimo

E vabbè hai ragione tu ma adesso stai zitto…

-          INSULTARE

Non posso credere che tu abbia di nuovo dimenticato di chiudere a chiave la porta, ma ci sei o ci fai? A volte sei talmente irresponsabile da sembrare proprio stupido

Risposte probabili:

meno male che ci sei tu che sai sempre tutto

si si ok, sono stupido, ciao!

-          MINACCIARE

Se non recuperi le insufficienze entro due settimane puoi scordarti la gita di classe

Risposte probabili:

Ti odio

Sei sempre la stessa/o

Non capisci nulla come sempre

-          ORDINARE

Adesso spegni quel telefono e ti metti subito a fare i compiti!

Risposte probabili:

E piantala di seccarmi!

I compiti li faccio dopo

Ora non ho voglia, mollami!

-          FARE PREDICHE/MORALISMI

A tavola devi sederti composto, è un segno di buona educazione!

Risposte probabili:

Mamma che palle, siamo nel 2017!

Eh basta e lasciami vivere!

-          AVVERTIRE

Come tuo genitore ho il dovere di metterti in guardia dalle persone che stai frequentando, se continui così finirai nei guai

Risposte probabili:

Ma tu che cosa ne sai dei miei amici?

Non permetterti di parlare male di loro

Ma per chi mi hai preso? Io so quel che faccio

-          FARE IL MARTIRE

Tu non ti rendi conto di tutti i sacrifici che ogni giorno facciamo per te

Risposte probabili:

Ahah, ancora?

Vi ho chiesto io di mettermi al mondo?

Capirai voi andate al lavoro e io vado a scuola, quindi?

-          FARE PARAGONI

Vedi che tua sorella sa sempre come comportarsi? Perché non impari un po’ da lei?

Risposte probabili:

Beh si certo adesso mi metto a copiare la santarellina

Avete proprio rotto con questi paragoni: io sono io che vi vada bene o meno!

Ma che palle quella lì, è più noiosa di una lezione di storia

-          FARE DEL SARCASMO

Ma davvero stai uscendo conciata/o in quel modo? Vuoi dare da dire anche a quelli di Alfa Centauri?

Risposte probabili:

No ma dico ti sei vista/o tu?

Grazie papà/mamma sempre gentile eh!

Meglio di voi te che vieni direttamente dal Medioevo

-          FARE PROFEZIE

Non ti assumi mai la responsabilità delle tue azioni, se continui così la situazione potrà solo peggiorare e tu ne sarai l’unico responsabile

Risposte probabili:

Mamma mia sembra un film dell’orrore!

Potrò mica finire peggio di come sei tu?

Evidentemente hai messo al mondo un perdente

Qualcuno si è riconosciuto in situazioni simili a queste? Certo le risposte possibili sono infinite, ma tutte portano ad uno scontro o magari a un silenzio risentito.

UN ASCOLTO ATTENTO E ACCOGLIENTE

Cosa si può fare allora? Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo, la soluzione sta nell’ascolto attento e accogliente e nella possibilità di sviluppare abilità comunicative nuove, avendo sempre chiaro in mente il valore del rispetto. L’atteggiamento e il linguaggio rispettoso fanno si che gli adolescenti ascoltino e collaborino.

Immaginiamo ad esempio il caso di un adolescente che usa il telefono a tavola.

Il genitore invece di ORDINARGLI di smettere;

Spegni subito quel telefono!

potrebbe DESCRIVERE IL PROBLEMA:

Con i telefoni a tavola non riusciamo a parlare di noi, di cosa ci succede durante la giornata

 DESCRIVERE I SUOI SENTIMENTI:

Mi dispiace molto vederti impegnato in altre cose mentre siamo tutti assieme

PROPORRE UNA SCELTA:

Potresti spegnere il telefono o portarlo in camera tua per la durata del pranzo, cosa preferisci?

USARE UNA SOLA PAROLA SOLA, ma incisiva:

Il telefono!

AFFERMARE I PROPRI VALORI:

Per me è davvero importante che riusciamo a trovare dei momenti per stare assieme senza interferenze esterne

 METTERLO PER ISCRITTO, magari in modo ironico:

Il telefono è una cosa importante, ma se lo porti a tavola ci mette tutti da parte. Mettilo via solo per poco e il pranzo e la cena torneranno un bel gioco.

 L’INFLUENZA DEGLI AMICI

Un aspetto  molto importante di cui tenere conto è il ruolo dei pari, degli amici, che in questa fase della vita sono importanti tanto quanto la famiglia, perché sono quelli che vivono le loro stesse esperienze e con i quali si può condividere ciò che si sente senza il timore di essere giudicati.

Per questo non è mai una buona idea criticare gli amici dei propri figli.

È invece sempre opportuno valorizzarne gli aspetti positivi e il ruolo che svolgono nella vita dei figli. Se poi dovessero davvero essere delle “cattive compagnie” si deve comunque evitare la critica esplicita e lasciare che siano i propri figli a parlare del perché queste persone siano importanti per loro.

Se si riesce davvero a stare in ascolto non giudicante, si possono scoprire cose molto importanti sui figli e le loro relazioni e aumenta la probabilità di poter essere protettivi nei loro confronti.

GENITORI UNITI. TUTTI NELLA STESSA SQUADRA

Ci preme sottolineare che i genitori, se entrambi presenti, devono essere d’accordo sulle modalità da utilizzare e collaborare per la costruzione di una modalità interattiva e comunicativa virtuosa. È importante che ci si supporti a vicenda senza che uno dei due sostituisca l’altro. Il sostegno non è mai delegittimazione.

PER CONCLUDERE

Per concludere abbiamo una buona notizia: tutti i genitori hanno molto più potere di quanto credano. I figli ci tengono molto alla loro opinione, ci tengono anche quando non lo dimostrano o addirittura dicono il contrario. Ma le parole non bastano, occorre l’esempio quotidiano, basato sull’impegno e la costanza.

Cosa ne pensate?

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere

Psynerghia. Psicologia e benessere

 


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Continua la collaborazione con la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Questo mese parliamo di un argomento piuttosto complesso e controverso da trattare: il suicidio in adolescenza. Lo facciamo come sempre a partire dalle riflessioni dei genitori che trovate in questo post.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un argomento difficile e un’età complessa

L’adolescenza si configura come un periodo della vita in cui si è particolarmente vulnerabili dal punto di vista psicologico.

Questa condizione di difficoltà è collegata ad un’elevata incidenza di tentativi suicidari. L’argomento non è facile da trattare ma possiamo certamente dire che, perché si arrivi a mettere in atto determinate condotte, è necessaria l’interazione di FATTORI PSICOLOGICI, INDIVIDUALI, RELAZIONALI e CONTESTUALI, che si intrecciano con FATTORI PREDISPONENTI e SCATENANTI.

Un’esperienza emotiva frequente

L’idea di potersi o volersi suicidare è un’esperienza emotiva frequente, si tratta di un pensiero che può presentarsi soprattutto in certe fasi della vita, come l’adolescenza, quando si attraversano momenti di crisi evolutiva e si vivono emozioni complesse e a volte contraddittorie: da un lato si inizia a fare i conti con l’accettazione dei propri limiti temporali e, dall’altro si cerca di affermare la propria libertà decisionale anche ipotizzando modalità estreme. Per fortuna si tratta di un pensiero che, nella maggior parte dei casi, dura poco e non ha modo di sedimentare.

Il suicidio in adolescenza come evento processuale

Il tentativo di suicidio, al contrario di come spesso viene definito, non è un’azione improvvisa e inconsulta ma è il frutto di un processo che porta con sé vissuti, desideri e fantasie, a volte contraddittori tra loro, esistenti da tempo, anche se non sempre se ne ha consapevolezza.

L’adolescente vive una condizione in cui non ha ancora integrato i diversi piani del Sé, ha spesso difficoltà di regolazione dell’autostima, scarsa tolleranza alle frustrazioni ed elevata impulsività, unite al fatto di non avere ancora una rappresentazione realistica e completa delle conseguenze delle proprie azioni.

In questo quadro di sviluppo è normale avere minore resistenza di fronte a eventi relazionali o sociali, che possono non essere oggettivamente gravi, ma assumono un quadro di gravità per chi li vive con determinate caratteristiche di base. Ci sono situazioni che diventano traumatiche perché ci si trova in una condizione di difficile metabolizzazione emotiva.

Per fare un esempio, si tratta di quelle situazioni in cui si ha un tentato suicidio (o un suicidio riuscito) in prossimità di un evento sociale o relazionale come un insuccesso scolastico o la fine di una relazione sentimentale.

Eventi che vengono spesso troppo semplicisticamente considerate come cause uniche responsabili dell’evento, anziché essere pensate come CAUSE SCATENANTI ULTIME, che hanno trovato terreno fertile in un ragazzo dalla condizione psico-emotiva già precaria.

 La vulnerabilità psicologica dell’adolescente

Abbiamo detto che gli adolescenti sono vulnerabili e questa loro condizione li espone sia al rischio di sviluppo di differenti forme di psicopatologia che al rischio suicidario. È possibile identificare tre caratteristiche adolescenziali che non devono essere sottovalutate[1]:

1.      La difficoltà per alcuni adolescenti di tollerare i sentimenti di solitudine e “separatedness” che derivano dal processo di separazione dalle figure genitoriali e che sono fondamentali per la costruzione della propria identità. Si vive una condizione in cui non si è più bambini ma non si è ancora adulti e per poter essere se stessi è necessario discostarsi dal modello rappresentato dai propri genitori. È una condizione tipica dell’età ma che, in condizione di particolare fragilità, viene percepita come impossibile da raggiungere. Ci si sente soli, diversi dagli altri, non si può tornare al passato rappresentato dall’infanzia ma non ci si riconosce in un futuro in costruzione, questo porta a sviluppare un vissuto depressivo dal quale non è facile uscire.

2.      Il bisogno di sfidare, anche questo è un bisogno tipico dell’età, che può portare ad agire in modo impulsivo, senza tenere conto delle conseguenze delle proprie azioni.

3.      L’attacco distruttivo al proprio corpo, caratteristica fondamentale nei tentativi di suicidio in adolescenza. Il rapporto degli adolescenti con Il proprio corpo non è facile: il corpo è contemporaneamente luogo di trasformazioni e luogo di stimoli e pulsioni sessuali che possono essere vissute come imperiose e incontrollabili. Questo può portare a vivere il proprio corpo come estraneo, quasi disunito alla propria identità. Sappiamo quanto spesso gli adolescenti si vergognino del proprio corpo, anche se noi adulti non sempre ci rendiamo conto di quanto questo disagio possa essere grave. Nel suicidio il corpo diventa un nemico da eliminare.

Va però specificata la VALENZA RELAZIONALE di un atto che appare solitario per eccellenza. Si tratta infatti di un gesto rivolto mentalmente verso qualcuno, sia come forma di ribellione, protesta o ricatto, sia come grido d’aiuto, sia come tentativo illusorio di restare per sempre nella mente di qualcuno. Tutti questi elementi sono generalmente compresenti  e molto legati ad un livello profondo, tanto che è sempre fallimentare la possibilità di cogliere il motivo unico di un tentato suicidio. Altro elemento importante di cui tenere conto è la presenza della speranza di METTERE FINE AD UNA SITUAZIONE DI SOFFERENZA INTOLLERABILE e di andare verso una condizione di pace duratura e intangibile.

Molti ragazzi che tentano il suicidio hanno il DESIDERIO DI ESSERE SALVATI DALLA MORTE, si tratta di un’aspettativa magica che urla il bisogno di essere finalmente visti in tutta la propria sofferenza. In questi casi ci sono spesso segnali premonitori dell’intento, segnali che hanno una grande valenza relazionale.

In queste situazioni è fondamentale che le persone vicine al ragazzo sappiano cogliere i segnali e non li sottovalutino, ma cerchino di trovare un senso e dei comportamenti adeguati ad affrontare la situazione.

 Fattori di rischio del suicidio in adolescenza

Le ricerche hanno messo in evidenza la presenza di alcuni FATTORI DI RISCHIO INDIVIDUALI che correlano con il suicidio in adolescenza[2]:

1.      La presenza di un precedente tentativo di suicidio rappresenta un elemento di rischio perché si possa tentare nuovamente di mettere in atto una condotta di questo tipo.

2.      La presenza di problematiche di tipo psichiatrico non riconosciute o non adeguatamente trattate. I dati denotano un’associazione tra alcuni sintomi depressivi e l’emergere di comportamenti suicidari. C’è anche una relazione significativa tra l’abuso di sostanze e Il suicidio in adolescenza.

Ci sono poi i FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI[3]:

1.      La presenza di elevata conflittualità in famiglia e di insoddisfazione nella relazione genitori – figlio adolescente. Questi aspetti sono particolarmente importanti perché privano i ragazzi di un contesto di riferimento sicuro e solido che è fondamentale in questa età di passaggio.

2.      La presenza di life events, come ad esempio una perdita significativa in famiglia o nel giro di amicizie, aumentano il rischio di messa in atto di comportamenti suicidari.

Cosa possono fare i genitori per prevenire

Ma cosa possono fare i genitori per rendersi contro di ciò  che sta accadendo e prevenire certi tipi di condotte?

Abbiamo visto quali sono le dinamiche e i fattori di rischio individuali e relazionali e ci teniamo a sottolineare che le persone vicine a chi vive una condizione di disagio così forte possono fare tanto.

I genitori in primo luogo hanno nelle loro mani una risorsa importantissima che deve però essere costruita nel tempo, sin da quando un figlio viene al mondo: si tratta della capacità di accoglienza, di sintonizzazione affettiva e di costruzione di un dialogo autentico di cui più volte abbiamo parlato. Le variabili elencate rappresentano dei veri e propri FATTORI PROTETTIVI per la comparsa di qualsiasi tipo di disagio nei figli.

La prima risposta è dunque la PROMOZIONE DEL BENESSERE, costituita da una modalità educativa presente e affettivamente ricca, senza diventare soffocante, da un monitoraggio flessibile che tiene conto del rispetto per se stessi e per l’altro e da un rapporto basato sulla fiducia che si costruisce giorno dopo giorno e che è capace di modificare le caratteristiche del rapporto a seconda dell’età e del livello di sviluppo psico-emotivo del ragazzo.

I genitori possono fare tanto anche quando compaiono i primi segnali di disagio. Possono cercare di capire cosa non va nel verso giusto, che cosa sta succedendo ai propri figli ponendosi in una posizione di ascolto non giudicante, mettendosi per primi in discussione rispetto alle  modalità utilizzate nella relazione.

Può accadere però che i genitori sentano di non avere le risorse per affrontare le difficoltà dei figli, in questi casi è fondamentale che possano chiedere aiuto a persone competenti che possano aiutarli a superare le difficoltà individuali e familiari e metterli nelle condizioni di affrontare in modo differente gli eventi critici imprevedibili e gravi come la comparsa di ideazione e/o condotte suicidarie.

La nostra riflessione per ora si ferma qui, anche questo mese abbiamo affrontato un argomento a partire dalle suggestioni dei genitori del blog Genitorialmente. Il confronto e il dialogo con i genitori è sempre stimolante e speriamo di aver dato qualche spunto in più anche su un argomento così complesso come il rischio suicidario in adolescenza.

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Studio Psynerghia. Psicologia e benessere

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere


[1] Pandolfi A.M, 2000, Il suicidio: voglia di vivere, voglia di morire, Franco Angeli Milano

[2] Maggiolini A., Di Lorenzo M., Pisa C. (2013). “Atteggiamenti nei confronti della morte e del suicidio in adolescenza”. Psichiatria e Psicoterapia, Vol. 4: 268-284

 

[3] ibidem

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