Psicologia e relazioni

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Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente. Questo mese, grazie alle riflessioni dei genitori, parliamo di come sia possibile per i genitori prepararsi al meglio all’adolescenza dei figli. In questo post potete leggere le domande e le riflessioni dei genitori e lunedì prossimo troverete le nostre risposte.

Buona lettura!

 

Come prepararsi all’adolescenza? Tutto va bene finché non arriva l’adolescenza. Spesso mi ritrovo a parlare con alcune amiche che hanno i figli più piccoli e si dichiarano totalmente impreparate ad affrontare l’adolescenza.

 

Queste sono le frasi di mamme e papà di bambini di 7-8, nella loro voce c’è un velo di preoccupazione, ma soprattutto un’implicita richiesta di aiuto

Mattia ha 9 anni e fa già quello che vuole, figurati quando avrà 12 o 13 anni

Elisa non mi ascolta e mi guarda con aria di sfida, ha solo 7 anni. Davvero non oso pensare a come sarà da adolescente

Come prepararsi all’adolescenza?

Esiste un modo? Abbiamo chiesto alle psicologhe dello  Studiopsynerghia di aiutarci a capire come comportarci con i nostri figli.

Quando le mie figlie erano più piccole mi sembrava di avere già abbastanza problemi, ma purtroppo la famosa frase “Figli piccoli, problemi piccoli. Figli grandi, problemi grandi” è vera.

Il ragazzo adolescente “ti prende in testa”. Non so se rendo. Non si parla più di fatica fisica che è quella che ci ha accompagnato e distrutto quando i nostri figli erano più piccoli. Qui è una guerra di nervi, qualcosa di inaspettato dove spesso il genitore si sente sconfitto, perché questi ragazzi fanno quello che vogliono. Spesso mi pento di non averci pensato prima.

Come prepararsi all’adolescenza?

È la domanda che rivolgiamo alle psicologhe dello studio Psynerghia, perché tutti sappiamo che l’adolescenza è un’età complessa, delicatissima che può dare grande preoccupazioni ma, diciamolo, anche grandi soddisfazioni.

Con la rubrica Figli al centro le nostre psicologhe ci danno dei consigli preziosi, sono magicamente rassicuranti perché ci aiutano a tirare fuori il meglio dai nostri figli e da noi come genitori, ma ci ripetono tutte le volte questa frase

L’educazione dei figli è un percorso che inizia dal primo giorno, le basi per il dialogo, la fiducia e il rispetto si devono creare e instaurare sin dai primi giorni.

Ma noi genitori non siamo dei super eroi. Quando i figli sono piccoli siamo talmente presi dagli aspetti pratici che spesso la parte educativa passa in secondo piano.

Quindi “lasci perdere”, perché devi vestirlo, accompagnarlo all’asilo o a scuola, ricordarti di tutti gli impegni e le cose che gli servono, e poi si ammala, ma nel frattempo c’è una casa da mandare avanti, una famiglia. Quante volte il primo desiderio di un genitore diventa il riposo?

Quando un bambino di 5 anni fa i capricci per un giocattolo dopo un po’ un genitore “molla” e glielo compra anche se a casa ne ha 3 sacchi pieni e non li usa.

Alle elementari per alcuni c’è la volontà di imporsi sui coetanei, quante mamme non intervengono dicendo “Tanto sono bambini …”.

E quando invece ci risponde male? Diciamolo che, alcune volte i più piccoli sono davvero buffi quando vogliono fare i “grandi” e noi sorridiamo perché istintivamente reagiamo a quello che vediamo e non a quello che i nostri bambini sentono di aver fatto.

Come prepararsi all’adolescenza?

In fondo anche per noi è la prima volta che siamo i genitori.

Quante volte i nostri figli vogliono raccontarci la loro giornata, ma noi diciamo dopo? (Altrimenti chi prepara la cena?) O invece quando abbiamo tempo e cerchiamo il dialogo, quello che succede è più o meno così:

 

Come è andata oggi?

Bene

Cosa hai fatto?

Niente

… sono bambini.

Sono bambini che diventeranno grandi.

Come prepararsi all’adolescenza quando hai di fronte un bambino delle scuole elementari?

Secondo me i temi importanti sono 3:

Dialogo, fiducia e autostima,

Ne abbiamo parlato pensando al rapporto con gli adolescenti, ma ora vogliamo agire prima e pensare di affrontarle quando i nostri figli sono ancora bambini

Dialogo. Come possiamo noi genitori imparare a dialogare? Come possiamo stimolarli al dialogo con noi? Ma soprattutto come facciamo noi ad imparare ad ascoltarli? Spesso i bambini di questa fascia di età hanno comportamenti molto diversi da quello che è l’ambiente in cui crescono, molti genitori affermano

“Mia figlia mi risponde male, perche? Noi non siamo così”

Fiducia. A 7-8-9 anni si dicono le bugie? Direi proprio di si. Esiste una relazione fra bugie e fiducia? Come possiamo far capire a un bambino così piccolo che ci fidiamo di lui e che si deve fidare di noi? In fondo a questa età hanno poca autonomia e non ci sono tante occasione per responsabilizzarli.

Autostima. L’adolescenza è un periodo di grandi insicurezze. Spesso noi genitori ci rendiamo conto di questo quando i nostri figli sono già grandi. Personalmente il mio pensiero è stato

“Avrei dovuto iniziare ad aiutare le mie figlie nel costruire la loro autostima sin da quando erano più piccole”

Eravamo all’asilo quando mia figlia in lacrime mi ha comunicato che non voleva più andarci perché le sue amiche non volevano più giocare con lei perché era brutta. Dopo qualche giorno di grande preoccupazione, in realtà il problema si risolse con la stessa velocità con cui si era creato. Per me l’argomento era chiuso, forse invece avrebbe avuto senso parlarle anche negli anni successivi, considerare più seriamente le sue paure da bambina e non aspettare che arrivasse l’adolescenza con le sue grandi insicurezze.

Queste sono le domande accalorate che poniamo alle psicologhe di Psyblog  e  Studiopsynerghia.  Aspettiamo settimana prossimo le loro risposte. I figli crescono molto velocemente. Probabilmente non saremo mai realmente pronti ma oggi vogliamo proprio capire Come prepararci ad affrontare l’adolescenza.

 

Photo by Trinity Kubassek from Pexels

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Continua la collaborazione con la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Questo mese parliamo di cosa succede in famiglia quando un figlio risponde male ai genitori, come sempre lo facciamo a partire dalle domande dei genitori, che trovate in questo post.

 

 

RECIPROCITÀ NELLE RELAZIONI

Come psicoterapeute familiari abbiamo la fortuna di poter lavorare sia con i figli che con i genitori, e dal nostro osservatorio privilegiato abbiamo la possibilità di vedere, ogni giorno, come le modalità comunicative e relazionali in famiglia si costruiscano giorno dopo giorno e che siano entrambe le parti a costruirle, non solo i figli.

LA PAROLA AI RAGAZZI

Possiamo dire con certezza che quando i figli feriscono, anche se lo fanno con la precisione di un cecchino, non lo fanno mai con l’obiettivo esplicito di fare del male. Una delle frasi più frequenti che i ragazzi ci dicono è:

È vero che noi a volte alziamo la voce, gridiamo pure e magari diciamo cose che li mandano in bestia, ma questo non vuol dire che pensiamo davvero ciò che diciamo. Non devono prenderci troppo sul serio quando diciamo quelle cose.

E ancora

Anche loro spesso esagerano, ci urlano addosso di tutto, appena torniamo a  casa da scuola ci sentiamo il fiato sul collo “Riordina la stanza”, “Hai lasciato un casino” “Ma quando cresci?”, “È mai possibile che in questa casa non ci sia mai un aiuto?”, “Pensi che le tue scarpe si mettano a posto da sole?”, “Ma che schifo di musica stai ascoltando?”

 

A loro farebbe piacere sentirsi sempre sotto giudizio così come succede a noi?

 

Se gli rispondiamo male non ce l’abbiamo per forza con loro, a volte siamo solo troppo stanchi, o preoccupati per qualcos’altro e magari abbiamo bisogno di parlarne con gli amici.

Abbiamo voluto dare prima di tutto voce al pensiero dei ragazzi perché ci teniamo a sottolineare che in una famiglia le modalità relazionali si costruiscono assieme, nel tempo e che a crescere non sono solo i figli, ma anche i genitori.

NON CI SONO SOLUZIONI IMMEDIATE

Quando si ha a che fare con gli adolescenti non esistono soluzioni immediate, ci vogliono tempo e costanza e, come abbiamo già detto più volte, i genitori devono perdere l’illusione di poter proteggere i propri figli da ogni potenziale situazione di pericolo.

Ci vuole poi anche fiducia, la fiducia nella possibilità di creare un clima familiare nel quale i ragazzi possano sentirsi liberi di esprimere se stessi e i propri sentimenti. Se si riesce a fare questo, i ragazzi potranno pure dare delle rispostacce e combinare qualche guaio, ma sapranno che ci sarà sempre una base sicura alla quale tornare e impareranno ad ascoltare ciò che i genitori hanno da dire, ciò che provano e anche a rispettare le regole e i limiti, per il semplice motivo che avranno interiorizzato i valori familiari fondamentali.

METTIAMOCI ALLA PROVA

Facciamo una prova per vedere cosa succede in molte famiglie quando un ADOLESCENTE dice qualcosa che ai genitori non piace, magari in modo colorito:

Uff che palle la scuola! Non serve a niente se non a farmi perdere tempo!

Ora proviamo a immaginare le risposte dei GENITORI:

ma cosa dici? La scuola è fondamentale per il tuo futuro

 

quando dici così dimostri tutta la tua immaturità

 

adesso ti sembra inutile, ma un domani capirai il valore della scuola

 

eh si certo, così potresti passare più tempo con i tuoi amici a non far nulla

 

che delusione quando dici così

 

come avrei voluto avere io tutte le opportunità che tu hai oggi …

 

Potremmo proseguire all’infinito in modi più o meno coloriti anche dall’altra sponda.

Vi siete riconosciuti in qualcuna di queste risposte?

Tutte queste risposte hanno una cosa in comune: non servono a nulla se non a indisporre i ragazzi e allontanarli dai genitori, che vengono sentiti freddi, distanti e giudicanti.

Cambia poco se a cambiare è il tema:

Io stasera voglio uscire ed esco anche senza il tuo permesso!

Immaginiamo le risposte dei GENITORI:

Provaci e vedrai quello che ti succede

Tu stasera non vai proprio da nessuna parte!

Sei piccolo hai tutta la vita per uscire

Sei sempre lì a mancare di rispetto!

È possibile che non impari mai che per ogni cosa c’è un tempo?

anche qui potremmo continuare all’infinito e anche qui senza risultati positivi.

Proviamo a pensare a come possa sentirsi un ragazzo che riceve questo tipo di risposte.

Sono stati negati i suoi sentimenti, è stato ridicolizzato il suo modo di pensare, le sue opinioni sono state criticate e gli sono stati dati dei consigli preconfezionati e non richiesti.

Anche se con tutte le migliori intenzioni, la logica adulta sovrasta quella dei ragazzi, senza la possibilità di dare loro ascolto provando a capire cosa loro sentono, oltre quello che dicono le loro parole.

I genitori ci tengono a mostrare ai figli la giusta strada da seguire, a provare a non farli sbagliare per non vederli infelici, ma questo non serve. I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati in modo da sentirsi accolti, accettati e capiti. È anche accettando l’infelicità dei figli che gli si può rendere più agevole il superarla.

I genitori spesso pensano di dover sistemare le cose che riguardano i loro figli, mentre la sfida più grande, la rivoluzione copernicana è cambiare il modo di pensare e passare da “Come posso sistemare le cose” a “Come posso aiutare mio figlio a sistemare le cose da solo?”.

Per poterlo fare bisogna imparare ad ascoltare e parlare con loro in maniera differente, dandosi il tempo di allenarsi a farlo.

È dunque fondamentale fare capire ai propri figli  che si ha il desiderio e la disponibilità di ascoltarli. Questo getterà delle buone basi, anche se non da garanzie di successo immediato. I ragazzi potrebbero accusare i genitori di non capirli o magari di non essere al passo con i tempi, ma  poi si vedranno i risultati. I ragazzi hanno piacere a sapere cosa pensano i loro genitori, anche se a volte dicono esattamente il contrario.

Bisogna avere fiducia e allenarsi con costanza per arrivare a commettere sempre meno errori.

LE COSE DA NON FARE

Ma quali sono le cose da NON fare?

Nel libro Come parlare perché i ragazzi ti ascoltino e come ascoltare perché ti parlino, le autrici Adele Faber e Elaine Mazlish ne fanno un elenco chiaro dal quale traiamo ispirazione:

-          RIMPROVERARE E ACCUSARE

Ecco vedi sei sempre il solito lo hai fatto di nuovo! Ma ti rendi conto di cosa sarebbe potuto succedere?

Risposte probabili:

Ma mi sono solo distratto un attimo

E vabbè hai ragione tu ma adesso stai zitto…

-          INSULTARE

Non posso credere che tu abbia di nuovo dimenticato di chiudere a chiave la porta, ma ci sei o ci fai? A volte sei talmente irresponsabile da sembrare proprio stupido

Risposte probabili:

meno male che ci sei tu che sai sempre tutto

si si ok, sono stupido, ciao!

-          MINACCIARE

Se non recuperi le insufficienze entro due settimane puoi scordarti la gita di classe

Risposte probabili:

Ti odio

Sei sempre la stessa/o

Non capisci nulla come sempre

-          ORDINARE

Adesso spegni quel telefono e ti metti subito a fare i compiti!

Risposte probabili:

E piantala di seccarmi!

I compiti li faccio dopo

Ora non ho voglia, mollami!

-          FARE PREDICHE/MORALISMI

A tavola devi sederti composto, è un segno di buona educazione!

Risposte probabili:

Mamma che palle, siamo nel 2017!

Eh basta e lasciami vivere!

-          AVVERTIRE

Come tuo genitore ho il dovere di metterti in guardia dalle persone che stai frequentando, se continui così finirai nei guai

Risposte probabili:

Ma tu che cosa ne sai dei miei amici?

Non permetterti di parlare male di loro

Ma per chi mi hai preso? Io so quel che faccio

-          FARE IL MARTIRE

Tu non ti rendi conto di tutti i sacrifici che ogni giorno facciamo per te

Risposte probabili:

Ahah, ancora?

Vi ho chiesto io di mettermi al mondo?

Capirai voi andate al lavoro e io vado a scuola, quindi?

-          FARE PARAGONI

Vedi che tua sorella sa sempre come comportarsi? Perché non impari un po’ da lei?

Risposte probabili:

Beh si certo adesso mi metto a copiare la santarellina

Avete proprio rotto con questi paragoni: io sono io che vi vada bene o meno!

Ma che palle quella lì, è più noiosa di una lezione di storia

-          FARE DEL SARCASMO

Ma davvero stai uscendo conciata/o in quel modo? Vuoi dare da dire anche a quelli di Alfa Centauri?

Risposte probabili:

No ma dico ti sei vista/o tu?

Grazie papà/mamma sempre gentile eh!

Meglio di voi te che vieni direttamente dal Medioevo

-          FARE PROFEZIE

Non ti assumi mai la responsabilità delle tue azioni, se continui così la situazione potrà solo peggiorare e tu ne sarai l’unico responsabile

Risposte probabili:

Mamma mia sembra un film dell’orrore!

Potrò mica finire peggio di come sei tu?

Evidentemente hai messo al mondo un perdente

Qualcuno si è riconosciuto in situazioni simili a queste? Certo le risposte possibili sono infinite, ma tutte portano ad uno scontro o magari a un silenzio risentito.

UN ASCOLTO ATTENTO E ACCOGLIENTE

Cosa si può fare allora? Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo, la soluzione sta nell’ascolto attento e accogliente e nella possibilità di sviluppare abilità comunicative nuove, avendo sempre chiaro in mente il valore del rispetto. L’atteggiamento e il linguaggio rispettoso fanno si che gli adolescenti ascoltino e collaborino.

Immaginiamo ad esempio il caso di un adolescente che usa il telefono a tavola.

Il genitore invece di ORDINARGLI di smettere;

Spegni subito quel telefono!

potrebbe DESCRIVERE IL PROBLEMA:

Con i telefoni a tavola non riusciamo a parlare di noi, di cosa ci succede durante la giornata

 DESCRIVERE I SUOI SENTIMENTI:

Mi dispiace molto vederti impegnato in altre cose mentre siamo tutti assieme

PROPORRE UNA SCELTA:

Potresti spegnere il telefono o portarlo in camera tua per la durata del pranzo, cosa preferisci?

USARE UNA SOLA PAROLA SOLA, ma incisiva:

Il telefono!

AFFERMARE I PROPRI VALORI:

Per me è davvero importante che riusciamo a trovare dei momenti per stare assieme senza interferenze esterne

 METTERLO PER ISCRITTO, magari in modo ironico:

Il telefono è una cosa importante, ma se lo porti a tavola ci mette tutti da parte. Mettilo via solo per poco e il pranzo e la cena torneranno un bel gioco.

 L’INFLUENZA DEGLI AMICI

Un aspetto  molto importante di cui tenere conto è il ruolo dei pari, degli amici, che in questa fase della vita sono importanti tanto quanto la famiglia, perché sono quelli che vivono le loro stesse esperienze e con i quali si può condividere ciò che si sente senza il timore di essere giudicati.

Per questo non è mai una buona idea criticare gli amici dei propri figli.

È invece sempre opportuno valorizzarne gli aspetti positivi e il ruolo che svolgono nella vita dei figli. Se poi dovessero davvero essere delle “cattive compagnie” si deve comunque evitare la critica esplicita e lasciare che siano i propri figli a parlare del perché queste persone siano importanti per loro.

Se si riesce davvero a stare in ascolto non giudicante, si possono scoprire cose molto importanti sui figli e le loro relazioni e aumenta la probabilità di poter essere protettivi nei loro confronti.

GENITORI UNITI. TUTTI NELLA STESSA SQUADRA

Ci preme sottolineare che i genitori, se entrambi presenti, devono essere d’accordo sulle modalità da utilizzare e collaborare per la costruzione di una modalità interattiva e comunicativa virtuosa. È importante che ci si supporti a vicenda senza che uno dei due sostituisca l’altro. Il sostegno non è mai delegittimazione.

PER CONCLUDERE

Per concludere abbiamo una buona notizia: tutti i genitori hanno molto più potere di quanto credano. I figli ci tengono molto alla loro opinione, ci tengono anche quando non lo dimostrano o addirittura dicono il contrario. Ma le parole non bastano, occorre l’esempio quotidiano, basato sull’impegno e la costanza.

Cosa ne pensate?

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere

Psynerghia. Psicologia e benessere

 


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Continua la collaborazione con la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Questo mese parliamo di un argomento piuttosto complesso e controverso da trattare: il suicidio in adolescenza. Lo facciamo come sempre a partire dalle riflessioni dei genitori che trovate in questo post.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un argomento difficile e un’età complessa

L’adolescenza si configura come un periodo della vita in cui si è particolarmente vulnerabili dal punto di vista psicologico.

Questa condizione di difficoltà è collegata ad un’elevata incidenza di tentativi suicidari. L’argomento non è facile da trattare ma possiamo certamente dire che, perché si arrivi a mettere in atto determinate condotte, è necessaria l’interazione di FATTORI PSICOLOGICI, INDIVIDUALI, RELAZIONALI e CONTESTUALI, che si intrecciano con FATTORI PREDISPONENTI e SCATENANTI.

Un’esperienza emotiva frequente

L’idea di potersi o volersi suicidare è un’esperienza emotiva frequente, si tratta di un pensiero che può presentarsi soprattutto in certe fasi della vita, come l’adolescenza, quando si attraversano momenti di crisi evolutiva e si vivono emozioni complesse e a volte contraddittorie: da un lato si inizia a fare i conti con l’accettazione dei propri limiti temporali e, dall’altro si cerca di affermare la propria libertà decisionale anche ipotizzando modalità estreme. Per fortuna si tratta di un pensiero che, nella maggior parte dei casi, dura poco e non ha modo di sedimentare.

Il suicidio in adolescenza come evento processuale

Il tentativo di suicidio, al contrario di come spesso viene definito, non è un’azione improvvisa e inconsulta ma è il frutto di un processo che porta con sé vissuti, desideri e fantasie, a volte contraddittori tra loro, esistenti da tempo, anche se non sempre se ne ha consapevolezza.

L’adolescente vive una condizione in cui non ha ancora integrato i diversi piani del Sé, ha spesso difficoltà di regolazione dell’autostima, scarsa tolleranza alle frustrazioni ed elevata impulsività, unite al fatto di non avere ancora una rappresentazione realistica e completa delle conseguenze delle proprie azioni.

In questo quadro di sviluppo è normale avere minore resistenza di fronte a eventi relazionali o sociali, che possono non essere oggettivamente gravi, ma assumono un quadro di gravità per chi li vive con determinate caratteristiche di base. Ci sono situazioni che diventano traumatiche perché ci si trova in una condizione di difficile metabolizzazione emotiva.

Per fare un esempio, si tratta di quelle situazioni in cui si ha un tentato suicidio (o un suicidio riuscito) in prossimità di un evento sociale o relazionale come un insuccesso scolastico o la fine di una relazione sentimentale.

Eventi che vengono spesso troppo semplicisticamente considerate come cause uniche responsabili dell’evento, anziché essere pensate come CAUSE SCATENANTI ULTIME, che hanno trovato terreno fertile in un ragazzo dalla condizione psico-emotiva già precaria.

 La vulnerabilità psicologica dell’adolescente

Abbiamo detto che gli adolescenti sono vulnerabili e questa loro condizione li espone sia al rischio di sviluppo di differenti forme di psicopatologia che al rischio suicidario. È possibile identificare tre caratteristiche adolescenziali che non devono essere sottovalutate[1]:

1.      La difficoltà per alcuni adolescenti di tollerare i sentimenti di solitudine e “separatedness” che derivano dal processo di separazione dalle figure genitoriali e che sono fondamentali per la costruzione della propria identità. Si vive una condizione in cui non si è più bambini ma non si è ancora adulti e per poter essere se stessi è necessario discostarsi dal modello rappresentato dai propri genitori. È una condizione tipica dell’età ma che, in condizione di particolare fragilità, viene percepita come impossibile da raggiungere. Ci si sente soli, diversi dagli altri, non si può tornare al passato rappresentato dall’infanzia ma non ci si riconosce in un futuro in costruzione, questo porta a sviluppare un vissuto depressivo dal quale non è facile uscire.

2.      Il bisogno di sfidare, anche questo è un bisogno tipico dell’età, che può portare ad agire in modo impulsivo, senza tenere conto delle conseguenze delle proprie azioni.

3.      L’attacco distruttivo al proprio corpo, caratteristica fondamentale nei tentativi di suicidio in adolescenza. Il rapporto degli adolescenti con Il proprio corpo non è facile: il corpo è contemporaneamente luogo di trasformazioni e luogo di stimoli e pulsioni sessuali che possono essere vissute come imperiose e incontrollabili. Questo può portare a vivere il proprio corpo come estraneo, quasi disunito alla propria identità. Sappiamo quanto spesso gli adolescenti si vergognino del proprio corpo, anche se noi adulti non sempre ci rendiamo conto di quanto questo disagio possa essere grave. Nel suicidio il corpo diventa un nemico da eliminare.

Va però specificata la VALENZA RELAZIONALE di un atto che appare solitario per eccellenza. Si tratta infatti di un gesto rivolto mentalmente verso qualcuno, sia come forma di ribellione, protesta o ricatto, sia come grido d’aiuto, sia come tentativo illusorio di restare per sempre nella mente di qualcuno. Tutti questi elementi sono generalmente compresenti  e molto legati ad un livello profondo, tanto che è sempre fallimentare la possibilità di cogliere il motivo unico di un tentato suicidio. Altro elemento importante di cui tenere conto è la presenza della speranza di METTERE FINE AD UNA SITUAZIONE DI SOFFERENZA INTOLLERABILE e di andare verso una condizione di pace duratura e intangibile.

Molti ragazzi che tentano il suicidio hanno il DESIDERIO DI ESSERE SALVATI DALLA MORTE, si tratta di un’aspettativa magica che urla il bisogno di essere finalmente visti in tutta la propria sofferenza. In questi casi ci sono spesso segnali premonitori dell’intento, segnali che hanno una grande valenza relazionale.

In queste situazioni è fondamentale che le persone vicine al ragazzo sappiano cogliere i segnali e non li sottovalutino, ma cerchino di trovare un senso e dei comportamenti adeguati ad affrontare la situazione.

 Fattori di rischio del suicidio in adolescenza

Le ricerche hanno messo in evidenza la presenza di alcuni FATTORI DI RISCHIO INDIVIDUALI che correlano con il suicidio in adolescenza[2]:

1.      La presenza di un precedente tentativo di suicidio rappresenta un elemento di rischio perché si possa tentare nuovamente di mettere in atto una condotta di questo tipo.

2.      La presenza di problematiche di tipo psichiatrico non riconosciute o non adeguatamente trattate. I dati denotano un’associazione tra alcuni sintomi depressivi e l’emergere di comportamenti suicidari. C’è anche una relazione significativa tra l’abuso di sostanze e Il suicidio in adolescenza.

Ci sono poi i FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI[3]:

1.      La presenza di elevata conflittualità in famiglia e di insoddisfazione nella relazione genitori – figlio adolescente. Questi aspetti sono particolarmente importanti perché privano i ragazzi di un contesto di riferimento sicuro e solido che è fondamentale in questa età di passaggio.

2.      La presenza di life events, come ad esempio una perdita significativa in famiglia o nel giro di amicizie, aumentano il rischio di messa in atto di comportamenti suicidari.

Cosa possono fare i genitori per prevenire

Ma cosa possono fare i genitori per rendersi contro di ciò  che sta accadendo e prevenire certi tipi di condotte?

Abbiamo visto quali sono le dinamiche e i fattori di rischio individuali e relazionali e ci teniamo a sottolineare che le persone vicine a chi vive una condizione di disagio così forte possono fare tanto.

I genitori in primo luogo hanno nelle loro mani una risorsa importantissima che deve però essere costruita nel tempo, sin da quando un figlio viene al mondo: si tratta della capacità di accoglienza, di sintonizzazione affettiva e di costruzione di un dialogo autentico di cui più volte abbiamo parlato. Le variabili elencate rappresentano dei veri e propri FATTORI PROTETTIVI per la comparsa di qualsiasi tipo di disagio nei figli.

La prima risposta è dunque la PROMOZIONE DEL BENESSERE, costituita da una modalità educativa presente e affettivamente ricca, senza diventare soffocante, da un monitoraggio flessibile che tiene conto del rispetto per se stessi e per l’altro e da un rapporto basato sulla fiducia che si costruisce giorno dopo giorno e che è capace di modificare le caratteristiche del rapporto a seconda dell’età e del livello di sviluppo psico-emotivo del ragazzo.

I genitori possono fare tanto anche quando compaiono i primi segnali di disagio. Possono cercare di capire cosa non va nel verso giusto, che cosa sta succedendo ai propri figli ponendosi in una posizione di ascolto non giudicante, mettendosi per primi in discussione rispetto alle  modalità utilizzate nella relazione.

Può accadere però che i genitori sentano di non avere le risorse per affrontare le difficoltà dei figli, in questi casi è fondamentale che possano chiedere aiuto a persone competenti che possano aiutarli a superare le difficoltà individuali e familiari e metterli nelle condizioni di affrontare in modo differente gli eventi critici imprevedibili e gravi come la comparsa di ideazione e/o condotte suicidarie.

La nostra riflessione per ora si ferma qui, anche questo mese abbiamo affrontato un argomento a partire dalle suggestioni dei genitori del blog Genitorialmente. Il confronto e il dialogo con i genitori è sempre stimolante e speriamo di aver dato qualche spunto in più anche su un argomento così complesso come il rischio suicidario in adolescenza.

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Studio Psynerghia. Psicologia e benessere

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere


[1] Pandolfi A.M, 2000, Il suicidio: voglia di vivere, voglia di morire, Franco Angeli Milano

[2] Maggiolini A., Di Lorenzo M., Pisa C. (2013). “Atteggiamenti nei confronti della morte e del suicidio in adolescenza”. Psichiatria e Psicoterapia, Vol. 4: 268-284

 

[3] ibidem

 

 

Settembre mese di cambiamenti e conferme: le aspettative dei genitori, la capacità di fidarsi, la pazienza nel tollerare le loro bugie con la rassicurazione continua che non saranno mai soli.

 

 

 

Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente, questo mese parliamo di cambiamenti e conferme, come sempre a partire dalle domande dei genitori, che trovate qui.

Settembre, per i ragazzi, è un mese di passaggio tra l’estate, con le tanto agognate vacanze e il nuovo anno scolastico, che segna un nuovo inizio. E come ogni periodo di passaggio porta con sé sia conferme che cambiamenti.

Conferme e cambiamenti che non riguardano solo i ragazzi ma tutta la famiglia, visto che, chiamano in causa le aspettative, le preoccupazioni e i desideri anche dei genitori.

I ragazzi stanno per affrontare un nuovo inizio che, soprattutto se prevede anche il cambiamento della scuola e della classe, può essere piuttosto complesso. Ogni passaggio da un ciclo scolastico al successivo è un evento critico, ovvero un momento in cui si affrontano dei compiti di sviluppo importanti.

In queste fasi è fondamentale poter contare su delle basi solide, su ciò che si è costruito nel tempo e che ha a che fare soprattutto con l’autostima e la fiducia in sé e nelle proprie capacità.

Ed è qui che entrano in gioco le conferme anche per i genitori.

Settembre mese di cambiamenti e conferme. Le conferme dei genitori

I genitori si aspettano che i figli confermino quanto di buono hanno fatto, le basi gettate negli anni, le cose apprese, le difficoltà superate che diventano punti fermi dai quali partire per poi poter cambiare.

Ma questa è una fase molto delicata per tutti i componenti del sistema perché implica anche il dover tollerare l’ansia di non sapere come andranno le cose.

E se i figli non possono che imparare a stare in quest’ansia e affrontare le novità man mano che si presentano, i genitori hanno l’arduo compito di stare nell’assenza di controllo.

Settembre mese di cambiamenti e conferme. Certezze

I genitori non possono avere la certezza che tutto andrà bene per i figli.

Non possono avere la certezza che sapranno affrontare le difficoltà legate alle novità, che sapranno inserirsi al meglio in un nuovo contesto e con nuovi compagni e diversi professori.

Non possono avere la certezza che avranno dei buoni voti in tutte le materie e che saranno autonomi e indipendenti nella gestione dello studio e dei compiti.

Non possono avere la certezza che non vivranno momenti di disagio legati alla scuola o alle relazioni.

Insomma in questo post, rischiando di generare stupore e forse qualche fastidio, ci dichiariamo più preoccupate per i genitori che per i figli, perché i figli hanno il diritto di vivere la propria età e le fasi di cambiamento man mano che si presentano, senza sentire addosso anche l’ansia dei propri genitori rispetto a ciò che stanno vivendo e al loro futuro come studenti e come persone.

Settembre mese di cambiamenti e conferme. Il rischio di vivere

Sappiamo che le nostre parole non saranno forse rassicuranti ma questo fa parte del rischio di vivere e, siamo certe che, in questa fase così delicata la cosa più importante che un genitore possa fare è avere fiducia[1] nel proprio figlio.

Una fiducia che non ha a che fare con la sicurezza di buoni voti, ma con il pensare che i figli potranno imparare a cavarsela anche nei momenti di difficoltà. Che anche se affronteranno salite e imperiose scalate, potranno scivolare e ruzzolare persino ma, se avranno avuto buone basi, se sapranno che qualcuno può tendergli la mano, sapranno rialzarsi e, a volte con uno scatto felino, a volte zoppicando, ce la faranno.

Nel nostro lavoro vediamo che tante volte i genitori si comportano in modo ambivalente con i figli: li incoraggiano a parole, ma poi in fondo si spaventano a pensarli autonomi e li vedono come più sprovveduti di quanto spesso in realtà non siano. Senza volerlo rischiano di comunicargli uno stato ansioso e di preoccupazione per la loro capacità di affrontare la vita.

La nostra riflessione non vuole essere una critica, perché sappiamo quanto sia difficile affrontare l’adolescenza dei figli, ma vuole essere uno stimolo per poter supportare i genitori su un aspetto fondamentale che è la capacità di auto-osservazione e la messa in gioco di una vera risorsa preziosa che è quella della fiducia nei propri ragazzi.

Settembre mese di cambiamenti e conferme. La fiducia nonostante tutto

Avere fiducia nei figli non significa pensare che siano forti e capaci di affrontare le difficoltà senza aiuto alcuno, ma sapere che sono spesso fragili e che si possono trovare a dover lottare per ottenere degli obiettivi ma che comunque ce la faranno, anche sapendo che possono chiedere aiuto in caso di difficoltà.

Non bisogna dimenticare che gli adolescenti non hanno ancora raggiunto il completo sviluppo cognitivo ed emotivo e ci si deve quindi aspettare che siano incoerenti e che possano dire delle bugie, ma questo non fa di loro delle persone instabili o inaffidabili. Le bugie dette a questa età, agli adulti appaiono insensate perché sono facilmente scoperte e  spesso apparentemente inutili. Sono però funzionali per i ragazzi che dicendole, probabilmente, si salvano da una reazione/punizione immediata. Anche se poi vengono scoperti e “svergognati” poco dopo, non importa: per chi vive nel qui ed ora ciò che conta è la salvezza nell’immediato!

Con questo non intendiamo dire che i genitori debbano mettersi l’animo in pace e accettare ogni cosa che i figli faranno o non faranno, ma senz’altro dovranno avere la pazienza di accogliere ciò che avverrà, valorizzando gli aspetti positivi e non demonizzando troppo ciò che non va bene, perché l’autostima non è un elemento monadico ma composto da diversi aspetti che possono diventare sinergici se glielo si permette. E così l’autostima scolastica sarà correlata a quella corporea, a quella familiare, a quella emotiva, a quella di padronanza dell’ambiente e a quella delle relazioni con i pari e con altri adulti di rifermento.

La fiducia non deve essere confusa con l’immobilismo o l’atteggiamento laissez faire, ma è una visione del mondo e delle relazioni che invece permette di capire meglio quando è bene agire e quando è meglio attendere.

Settembre mese di cambiamenti e conferme. Il messaggio giusto

Come già più volte abbiamo detto è importante esserci ma con discrezione, i figli devono sapere che possono chiedere aiuto senza sentirsi giudicati. Il messaggio che deve passare è “noi ci siamo per sostenerti e aiutarti ogni volta che hai bisogno. Anche se sbagli sei nostro figlio, non giustificheremo i tuoi errori, ma ti aiuteremo a correggerli”.

Settembre mese di cambiamenti e conferme: i genitori possono provare a dimenticare le proprie certezze e fidarsi dei figli. Una fiducia che non ha a che fare con il rendimento scolastico ma con la loro autostima e con la certezza che loro potranno cavarsela anche nei momenti di difficoltà.

 

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere

Studio di psicologia Psynerghia

A settembre si ricomincia. Settembre mese di cambiamenti e conferme: si mettono le basi per iniziare l’anno successivo: cambi di lavoro, nuovi progetti, insomma ora non si può più rimandare, le ferie sono finite, ora si riparte.

Questo mese la collaborazione con il blog Genitorialmente prosegue con un tema saliente e venerdì troverete le nostre riflessioni.

Maria Grazia e Melania

E i nostri figli come ripartono? Ricomincia la scuola e le attività correlate, ma noi genitori come ci poniamo di fronte a questa ripartenza? Quali sono le nostre aspettative e i nostri tempi. Ancora una volta chiedo aiuto alle psicologhe dello Studio Psynerghia perché io mi aspetto che mia figlia cambi. Lo aspetto da tanto. Spesso mi ritrovo proprio a vivere in questa attesa. È giusto?

Settembre mese di cambiamenti e conferme. Le conferme

Il periodo delle conferme è un periodo di tranquillità apparente. I nostri figli sono in crescita e non c’è niente, ma proprio niente di sicuro. Per fortuna direi. Io continuo a ripetere alle mie ragazze “Il mondo è vostro, andate a prenderlo”.

Quello delle conferme è un periodo in cui noi genitori ci aspettiamo che i nostri figli confermino quanto di buono hanno fatto fino a quel momento e possibilmente che migliorino. Io non sono una di quelle mamme che vuole mettere in vetrina il proprio figlio. In realtà nessuna si dichiara tale, ma poi sappiamo che non è proprio così. Io sono alla ricerca della luce negli occhi di mia figlia. Un nuovo interesse, una nuova esperienza, magari un po’ più di passione per la scuola (che non guasta mai), per me queste sono le conferme.

Settembre mese di cambiamenti e conferme. I cambiamenti che vorremmo

Il periodo dei cambiamenti invece è una rivoluzione. Aspetto questo cambiamento da tanto tempo. Parlo della mia seconda figlia e dei suoi problemi scolastici.

Chiedo di nuovo aiuto alle nostre psicologhe che ci hanno già dato suggerimenti importanti su questo argomento con l’articolo Adolescenti e problemi scolastici. Mia figlia inizia il Liceo scientifico.

Ha dimostrato di averne le capacità, ma al contempo ha dimostrato di non avere voglia di studiare. Attenzione non parlo di poca voglia, parlo di assoluta assenza, il vuoto. Assenza dalla vita scolastica, lei in classe era come se non ci fosse. A casa studiava molto poco.

Hai voglia a dire “Considerate i vostri figli non solo come studenti”, certo, ma tutto parte da lì. Come fai a vivere con serenità se arrivano i 4 e i 5? Non parlo di voto fine a se stesso, ma di opportunità perse. Se non studi, non conosci, non impari, non riesci neanche a capire quanto vali.

Mia figlia l’anno scorso ha studiato circa 2 mesi su 9. Quei due mesi di studio sono legati alla minaccia che non sarebbe andata in gita, forse in tanti mi giudicheranno male, ma ha funzionato.

In tutti questi mesi non ho mai smesso un secondo di dirle che credo in lei, ho lavorato sulla sua autostima ho fatto di tutto per cercare di conquistare la sua fiducia. Lei purtroppo andava avanti a raccontarci bugie su tutto quello che succedeva a scuola.

I professori l’hanno aiutata molto alzandole i voti. Forse è stato peggio, tant’è che quest’estate lei non ha fatto nulla. Dice di essere consapevole che non è assolutamente preparata per affrontare un liceo, dice che deve studiare per sanare le sue lacune, parla ma non fa nulla.

Abbiamo bisogno di questo cambiamento, abbiamo sete di vederla cambiare, una sete che ti paralizza. Per lei. Mia figlia è un bellissimo fiore che sta appassendo prima di sbocciare.

Settembre mese di cambiamenti e conferme. Qual è il nostro ruolo?

Cosa dobbiamo fare? Quanto realmente dobbiamo aspettarci questo cambiamento?

Tanti genitori dicono che avviene. Come dobbiamo ricominciare questo nuovo anno? Parlo di rendimento scolastico. L’anno scorso io mi sedevo vicino a lei, gomito contro gomito, e lei studiava. Solo così studiava, solo se era controllata a vista, non bastava essere nella stessa stanza, dovevo starle seduta a fianco. In prima superiore questo non è accettabile.

Esistono questi cambiamenti?

 

Qual è il ruolo che dobbiamo avere noi genitori? Di attesa pseudo passiva o di continuo incitamento e stimolo?

Ma dopo milioni di parole non c’è più niente di nuovo da dire.

Ora tocca a lei… o no?

Dobbiamo intervenire e fare le scelte al suo posto visto che lei “non è in grado”?

Dobbiamo farle toccare il fondo?

Perché io e mio marito continuiamo a ripeterci che DEVE CAMBIARE. Noi aspettiamo questo cambiamento che sappiamo sarà difficile, avverrà probabilmente a piccoli passi, ma se non arriva?

Dobbiamo sostituirci a lei e ad esempio farle cambiare scuola?

Ma questo decreterebbe il suo fallimento, confermerebbe le sue insicurezze o forse invece ci sta chiedendo aiuto e si sentirebbe sostenuta perché in questo momento lei non ce la fa.

Noi non sappiamo più cosa fare. Questa situazione ci sta logorando.

Settembre mese di cambiamenti e conferme. Io spero che questo mese mia figlia inizi il suo cambiamento, ma mi chiedo qual è il mio ruolo. Quanto devo “pretendere” questo cambiamento e qual è il ruolo di un genitore come acceleratore di questo cambiamento. Le psicologhe di Psyblog  venerdì risponderanno alle nostre domande. I loro sono consigli preziosi perchè sono la combinazione delle competenza in psicoterapia familiare, buon senso e cuore.

ManuGenitorialmente.it

Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente. Questo mese parliamo di un tema complesso e affascinante sul quale difficilmente ci sono visioni univoche: Come essere un bravo genitore. Come sempre proviamo a condividere con voi le nostre riflessioni.

 

 

I figli

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.
Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi.
E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.

Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi hanno i propri pensieri.

Potete offrire dimora ai loro corpi, ma non alle loro anime.
Perché le loro anime abitano la casa del domani, che voi non potete visitare, neppure nei vostri sogni.

Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercare di renderli simili a voi.
Perché la vita non torna indietro e non si ferma a ieri.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli, come frecce viventi, sono scoccati.
L’Arciere vede il bersaglio sul percorso dell’infinito, e con la Sua forza vi piega affinché le Sue frecce vadano veloci e lontane.

Lasciatevi piegare con gioia dalla mano dell’Arciere.
Poiché così come ama la freccia che scocca, così Egli ama anche l’arco che sta saldo.

Kahlil Gibran – Il profeta

Iniziamo questo post con una poesia di Kahlil Gibran, versi meravigliosi che condividiamo e che, a nostro avviso rappresentano bene che cosa vuol dire per noi essere buoni genitori.

Questo argomento è interessante, complesso e non certo univoco, probabilmente non c’è un’unica risposta su cosa voglia dire essere buoni genitori. Non c’è una sola idea di definizione e dunque: quando si è un buon genitore?

-          Quando il figlio fa ciò che il genitore desidera e realizza le sue aspettative?

-          Quando non va incontro a dolori e difficoltà?

-          Quando ottiene il massimo dei risultati possibili a scuola, nello sport, nel lavoro?

-          O quando riesce a realizzarsi perseguendo la propria serenità anche se questa non coincide con quella dei genitori?

Ogni persona quando diventa genitore inizia a confrontarsi con quelli che sono stati i suoi genitori cercando di evitare di fare gli stessi errori e magari tentando anche di valorizzare gli aspetti positivi che ci sono stati.

Le decisioni dei genitori spesso sono influenzate dalle esperienze vissute crescendo dentro le dinamiche tipiche della propria famiglia d’origine. Per riuscire a capire come comportarsi può essere utile tenere a mente che ci sono delle differenze tra ciò che vive il proprio figlio e ciò che si è vissuto come figli.

 La consapevolezza può aiutare a muoversi in modo più equilibrato nel presente.

Ci sono situazioni familiari che possono scatenare reazioni che hanno più a che fare con l’esperienza dei genitori come  figli che con i figli stessi. Quando questo accade bisogna fermarsi e provare ad ascoltarsi: una pausa può aiutare a mettere a fuoco ciò che è difficile vedere nell’immediato.

All’inizio potrà essere difficile ma ci si può allenare in modo che diventi sempre più facile  e spontaneo.

Nei momenti in cui si riesce a  riflettere su di sé e su ciò che sta avvenendo e scindere tra ciò che appartiene al passato e ciò che accade nel presente, si può decidere di modificare la  rotta. Quando si sceglie di agire in modo diverso e di mettere in atto dei comportamenti in sintonia con i bisogni dei figli, si verifica una trasformazione che diventa un prezioso momento di riparazione anche per ciò che si è vissuto nell’esperienza con i propri genitori.

Per essere buoni genitori bisogna ricordarsi di cosa si sentiva come figli, di come si vivevano certi comportamenti, di cosa si provava in certe situazioni, nelle diverse fasi della crescita. Anche questo fa parte del processo ed è un aspetto fondamentale, ma anche in questo caso poi si deve fare un passo avanti.

Ogni figlio è un essere unico e irripetibile così come ogni genitore.

Non esistono regole valide in assoluto, anche se ci sono alcuni punti fermi importanti che possono aiutare a tracciare la strada:

-          Insegnare ai propri figli  a essere indipendenti e che va bene essere diversi, non si deve essere per forza come gli altri e per farlo si può solo essere dei buoni modelli di ruolo. Cioè mostrare con il comportamento sincero quei valori che si vorrebbe trasmettere loro. Per fare questo è indispensabile incarnare i comportamenti che si vorrebbe che i figli adottassero e mostrarli con l’esempio e non solo con le parole.

 

-          Ricordare sempre che la funzione dei figli non è quella di essere un prolungamento dei genitori. Un figlio è un individuo  posto sotto la cura degli adulti fino a quando sarà indipendente, non è una possibilità per rivivere la propria vita attraverso di lui. Può accadere di desiderare che un figlio possa avere le opportunità che il genitore sente di non avere avuto, ma è molto importante avere la lucidità di capire che quella che lui considerava un’opportunità per sé potrebbe non esserlo per il proprio figlio.

 

-          Rispettare le scelte dei figli, lasciare che prendano decisioni in modo da imparare che ad ogni azione corrisponde una conseguenza, importante per la loro responsabilizzazione. Questo può essere fatto fin da quando sono piccoli, aumentando il livello e la complessità del processo decisionale a seconda dell’età e delle situazioni.

 

-          Rispettare la loro privacy significa rispettare loro stessi e insegnare loro che anche la privacy dei genitori è importante. Bisogna non dimenticare mai che la loro stanza è sacra e va rispettata anche quando è in disordine, non è utile, né rispettoso frugare nei loro cassetti, né nei loro telefonini. Se onorate il loro spazio e la loro privacy  loro lo impareranno da voi a fare altrettanto e sapranno che, se vogliono potranno essere loro a raccontarvi ciò che gli accade.

 

-          Rispettare il loro diritto di sbagliare, di fare esperienza. La vita è una grande maestra e voi non potete proteggerli per sempre. Se avrete gettato buone basi loro sapranno che per le cos importanti potranno contare su di voi.

 

-          Dedicare loro del tempo senza soffocarli. Esiste una differenza profonda tra proteggere qualcuno e imprigionarlo/soffocarlo, è importante avere questa consapevolezza e imparare a gestire le proprie ansie genitoriali. Deve passare il messaggio che il tempo trascorso assieme è importante ma non deve essere una forzatura. Si possono condividere alcuni interessi senza che questi diventino imposizioni e si deve imparare ad accettare che in adolescenza i figli preferiranno trascorrere il loro tempo con i coetanei piuttosto che con i genitori.

 

-          Non serve dare tutto! Non si è un cattivo genitore se non si permette ai propri figli di avere tutto quello che vogliono, si può e si deve dire anche di no.  Quando si dice no, il diniego deve sempre essere motivato, non può essere lo strausato “perché no!”. Senza una spiegazione si potrà mantenere la propria autorità ma si perde di autorevolezza. Il punto fondamentale da ricordare è che non serve avere tutto, sia sul piano materiale che su quello affettivo ma avere il giusto: non tutto ciò di cui un figlio necessita viene da lui richiesto esplicitamente, così come non tutto ciò che chiede è funzionale al suo sviluppo.

 

-          Cercare di non dire la mai la terribile frase “io te lo avevo detto”. Sappiamo che non esiste un genitore (così come un partner) che non abbia mai detto questa frase, ma è importante fermarsi a  riflettere sull’utilità della stessa. C’è qualcuno che l’ha mai ritenuta funzionale a qualcosa dopo averla sentita? Che effetto faceva quando veniva detto a voi?

 

-          È fondamentale avere una buona dose di equilibrio e quindi saper rispondere alle esigenze dei figli in modo adeguato all’età. Essere vicini e presenti con i propri figli ha un’accezione diversa quando sono bambini rispetto a quando sono adolescenti. I bambini hanno bisogno di una presenza fisica più costante, gli adolescenti hanno bisogno di tempo a e spazio per sé e di sentire che i genitori sono presenti anche se non stanno con loro fisicamente.

La nostra ultima riflessione riguarda le parole: forse potremmo parlare non di buoni genitori, ma, parafrasando lo psicoanalista Donald Winnicott, di genitori sufficientemente buoni. Un genitore sufficientemente buono non è quello che non sbaglia mai, ma quello che è capace di imparare dai propri errori e che, forse proprio per questo può dare un insegnamento fondamentale ai propri figli. Un genitore sufficientemente buono ama i suoi figli, gioisce della loro libertà, lascia che commettano errori e li aiuta a capire se e dove sbagliano, insegnando che gli errori sono preziose occasioni dalle quali imparare.

Cosa ne pensate?

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere

Psynerghia – Studio di psicologia

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Ed eccola qui la locandina del nostro laboratorio per Queeresima 2017. La meravigliosa Frida Kahlo ci accompagnerà in un laboratorio per bambine e bambini pensato insieme all’ Associazione Famiglie Arcobaleno
Vi aspettiamo domenica 28 maggio nella nuova sede di Arc Cagliari, in via Falzarego 
MariaGrazia Rubanu e Melania Cabras


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Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente. Questo mese parliamo di cosa significa essere un buon genitore. Oggi leggiamo le domande dei genitori e venerdì, come sempre, troverete le nostre risposte. Maria Grazia e Melania

 

Come essere un bravo genitore è la domanda che ci facciamo un milione di volte nella nostra vita. Ci documentiamo, ci confrontiamo con altri genitori, ma quello che ci guida maggiormente è la nostra esperienza di vita vissuta. Mio figlio non è me. Ma quello che abbiamo vissuto come figli è nel nostro DNA e ogni giorno ci guida nell’educazione dei nostri figli. E’ un percorso che parte da lontano e arriva fino ad oggi che siamo “dall’altra parte”. Le psicologhe dello studio Psynerghia ci aiuteranno a capire e magari a rivedere il nostro ruolo di figli e di genitori. Venerdì pubblicheremo i loro consigli e le loro risposte.

Come essere un bravo genitore è un problema che sentiamo fortemente e anche il web ce lo conferma tant’è che nelle ricerche di Google questa domanda si pone al 2^ posto.

Sono tanti gli aspetti da analizzare per cercare di essere un bravo genitore; oggi voglio parlare di uno in particolare:

quanto la nostra esperienza di figli influenzi l’educazione che diamo ai nostri figli.

Come essere un bravo genitore. I miei genitori NON mi hanno dato.Cosa ci è mancato dai nostri genitori? Il genitore di oggi, di fronte alle mancanze subite da bambino, può reagire in due modi completamene diversi:

  • Replicare lo stesso atteggiamento con i figli. Se sono stato sempre criticato, saprò solo criticare e avrò lo stesso comportamento con i miei figli
  • Fare esattamente l’opposto. Se sono stato sempre criticato e ho sofferto, non posso permettermi di fare lo stesso con i miei figli. Incoraggiamento, fiducia, motivazione saranno i miei comportamenti quotidiani, correndo il rischio addirittura di esagerare.

Come essere un bravo genitore. I miei genitori mi hanno dato …

E’ un po’ più difficile, vero? Cosa ho ricevuto dai miei genitori? Spesso è più facile vedere cosa ci è mancato rispetto a cosa, invece, abbiamo ricevuto. Sicuramente questa visione è molto inficiata dal rapporto che attualmente abbiamo con i nostri genitori. Perché come noi non siamo i nostri figli, i nostri genitori non erano noi e avevano, quindi, modalità differenti di rapportarsi con noi.

Il rischio grosso è che non vedendo quello che oggi siamo diventati grazie a loro, potremmo non dare gli stessi stimoli ai nostri figli. Come fare? Come trasmettere il buono che abbiamo ricevuto se non riusciamo a vederlo?

Attenzione che se oggi sei una mamma o un papà tosto perché hai affrontato grandi difficolta … forse da solo, non recriminare contro i tuoi genitori, ma soprattutto non spianare la strada ai tuoi figli se vuoi che crescano “tosti” come te.

Come essere un bravo genitore. I miei figli NON SONO ME.

Ovvio. Lo sappiamo tutti. Mio marito ogni tanto me lo ricorda, visto che lui è un uomo molto paziente, probabilmente me lo ricorda quando veramente esagero.

Io avrei voluto fare, ma non ne ho avuto la possibilità. Tu oggi puoi, fallo tu!

Io ho fatto questa bellissima esperienza. Falla anche tu.

I miei figli non sono me.

Noi genitori, senza accorgerci, li influenziamo col nostro modo di vivere per quello che abbiamo realizzato o per quello che avremmo voluto essere. Non insistiamo. Non ripetiamo la fatidica frase “se io avessi avuto dei genitori come siamo noi …”

Ma allora come possiamo fare? Il nostro vissuto è la più grande esperienza di vita che abbiamo. Le nostre cicatrici non sempre sono chiuse. Alzi la mano chi non si è sentito dire dai propri genitori “Ti ho dato tutto quello che io non ho ricevuto”, ma soprattutto alzi la mano chi non l’ha detto ai propri figli.

Come essere un bravo genitore. E’ giusto dare tutto? Quale tutto?

“Ti ho dato tutto quello che a me è sempre mancato. Ti ho dato tutto quello che potevo.”

Tutto… ma un figlio vuole tutto?

Si, credo che un figlio voglia tutto. Il punto è la definizione di TUTTO.

La società è in continua evoluzione e con essa la definizione di tutto.

Per la generazione che ha fatto la guerra (quella dei miei genitori) e ha patito la fame il termine “tutto” era molto ancorato alle necessità materiali: cibo, vestiti (non vestiti alla moda, ma semplicemente vestiti). Quanti di noi sono figli di questa generazione di genitori?

Gli anni passano e la definizione di “tutto” acquisisce un significato sempre più ampio, le scarpe devono essere quelle di moda e così anche i vestiti.

Oggi il “tutto “ comprende ovviamente anche lo smartphone e possibilmente l’ultimo modello.

Questo è il “tutto materiale”

Come essere un bravo genitore? Il tutto emotivo

Le generazioni cambiano ma il “tutto emotivo” non cambia. Cambiano le modalità e forse questo ci trae in inganno, ma le cose importanti rimangono sempre quelle: affetto, motivazione, fiducia, complicità, presenza.

Forse quando ero da sola, non ero abbandonata ma era un modo di darmi fiducia. O no?

Ma se mi sono sentita abbandonata, se non ho capito, oggi come mi comporto? Oggi io non abbandono i miei figli, io ci sarò sempre.

E’ giusto esserci sempre?

Non parlo di assillare o controllare, ma proprio della presenza fisica e non solo.

Come essere un bravo genitore? Le due facce della medaglia

Io oggi voglio essere presente. Quando avranno la partita di pallavolo le accompagnerò sempre (io ero sempre sola e mi dovevo mettere d’accordo con le mie amiche e chiedere chi mi poteva accompagnare). MA ho imparato a comunicare, a risolvere i problemi e a chiedere aiuto.

Ho scelto la scuola da sola e ho sbagliato. Ho dovuto fare enormi sacrifici per poi trovare la mia strada. Io oggi sono vicina alle mie figlie, non voglio che facciano questi sacrifici. MA quegli enormi sacrifici mi hanno dimostrato quanto forte potevo essere.

Le due facce della medaglia. Ho bisogno che le nostre due psicologhe Psyblog ci aiutino a trovare la chiave di lettura.

Come essere un bravo genitore è la domanda che ogni mamma e ogni papà si pone dal primo vagito. Ci documentiamo, ci confrontiamo con altri genitori, ma quello che ci guida maggiormente è la nostra esperienza di vita vissuta. Mio figlio non è me. Lo sappiamo, ma quello che abbiamo vissuto come figli è nel nostro DNA. E’ un percorso che parte da lontano e arriva fino ad oggi che siamo “dall’altra parte”. Le psicologhe dello studio Psynerghia ci aiuteranno a capire e magari a rivedere il nostro ruolo di figli e di genitori.

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