Maria Grazia Rubanu

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Continua la collaborazione con  la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Questo mese i genitori ci chiedono cosa possono fare per aiutare i propri figli a smettere di fumare. In questo post trovate le loro domande e lunedì prossimo troverete le nostre riflessioni.

Maria Grazia e Melania

 

Come fare smettere di fumare mio figlio? All’inizio è solo un sospetto, ma poi purtroppo diventa certezza e tu non sai come fare. Iniziare con i divieti ha un senso o può peggiorare la situazione? Sono gli amici? Le sue insicurezze? I nostri figli da quando sono nati sono bombardati dai rischi che derivano dal tabagismo eppure la quantità dei giovani  fumatori è sempre in crescita.

 

Come fare smettere di fumare mio figlio è la domanda che crediamo di non dovere mai porci perché oggi, sin dalle scuole elementari, si parla dei rischi connessi al vizio del fumo. Per la rubrica Figli al centro l’argomento di questo mese che abbiamo sottoposto alle nostre psicologhe  dello  Studiopsynerghia è proprio questo:

Come fare smettere di fumare mio figlio

Alle elementari i bambini spesso tornano a casa spaventati da quello che hanno appena appreso a scuola sulle malattie correlate al fumo. Le mie bimbe con quegli occhioni curiosi mi chiedevano “perché i “grandi fumano?” “Fa male, possono morire”, ma poi i figli crescono e le cose cambiano.

La sigaretta, nonostante tutto, mantiene quell’alone di fascino. Se fumi sei grande e sei un grande.

Purtroppo è ancora così. Sarà la voglia di sentirsi grandi, sarà la sicurezza che dà una sigaretta o la voglia di trasgressione ma ancora oggi la percentuale degli studenti 15enni che dichiarano di aver fumato almeno una volta nella vita è il 42,1% tra i ragazzi e sfiora il 50% tra le ragazze. Valori più bassi si rilevano tra i 13enni (19,7% le ragazze e 18,5% i ragazzi) e tra gli 11enni (3,7% i ragazzi e 2,5% le ragazze). Questi dati evidenziano come, a parte tra gli 11enni, le ragazze sperimentano il fumo più dei ragazzi e sono in aumento. (Rapporto del Ministero della salute del 2017 sul tabagismo). http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=53&area=Vivi_sano

Un giorno ti ritrovi a sentire puzza di fumo quando tuo figlio rientra a casa. Non è più come ai “nostri tempi” che potevamo addurre la scusa che nel locale “gli altri” fumavano. Oggi è vietato fumare praticamente ovunque, quindi quando senti puzza di fumo, di solito è tuo figlio che fuma.

Come fare smettere di fumare mio figlio?

Cosa gli diciamo? Leggi tutto »

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Per la rubrica Figli al centro continua la collaborazione con Genitorialmente e le preziose domande dei genitori.

Nell’articolo  Adolescenza: domande dei genitori  i genitori ci chiedono “Come prepararsi all’adolescenza dei figli”

 

Fanno bene i genitori di bimbi di 7/8 anni a preoccuparsi di cosa accadrà in adolescenza ai loro figli e alla famiglia in generale?

 

Quali sono gli aspetti fondamentali che è importante che un genitore curi sin da quando il bambino è ancora piccolo?

Queste e altre sono le domande a cui abbiamo cercato di rispondere nell’articolo Adolescenza Le psicologhe rispondono-1 

Come prepararsi all’adolescenza dei figli?

Con il dialogo, con la fiducia verso i figli e verso noi stessi e la nostra capacità genitoriale.

Continuiamo ad affrontare questa tematica affrontando altri due aspetti importanti:

Autostima

Reciprocità

Come prepararsi all’adolescenza dei figli – L’autostima

Siamo d’accordo con Manu quando dice che l’autostima è qualcosa che va costruita sin da piccoli e incrementata nel tempo e, rispetto a questo, possiamo dire che quando c’è un buon dialogo tra genitori e figli e si instaura una relazione di fiducia a trarne beneficio è anche l’autostima, sia dei figli che dei genitori. Leggi tutto »

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Per la rubrica Figli al centro continua la collaborazione con Genitorialmente e le preziose domande dei genitori, che ci consentono ogni volta di riflettere su tematiche importanti.

Nell’articolo  Adolescenza: domande dei genitori  i genitori ci chiedono Come prepararsi all’adolescenza dei figli agendo d’anticipo e quindi quando i figli sono ancora alle elementari.

Genitori di bimbi di 7/8 anni iniziano già a preoccuparsi di ciò che accadrà in adolescenza ai loro figli e alla famiglia in generale.

Fanno bene o fanno male?

L’educazione comincia sin dal momento della nascita e quindi la risposta alla domanda è sia SI che NO:

  • fanno bene perché è qualcosa che va costruito giorno per giorno e quindi richiede un impegno costante;
  • non fanno bene perché, proprio perché richiede un impegno costante, se si costruisce la relazione momento per momento ha più senso stare nel periodo che si sta vivendo e affrontare le difficoltà attuali piuttosto che proiettarsi in un futuro che non si può prevedere. Leggi tutto »

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Continua la collaborazione con la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Questo mese parliamo di cosa succede in famiglia quando un figlio risponde male ai genitori, come sempre lo facciamo a partire dalle domande dei genitori, che trovate in questo post.

 

 

RECIPROCITÀ NELLE RELAZIONI

Come psicoterapeute familiari abbiamo la fortuna di poter lavorare sia con i figli che con i genitori, e dal nostro osservatorio privilegiato abbiamo la possibilità di vedere, ogni giorno, come le modalità comunicative e relazionali in famiglia si costruiscano giorno dopo giorno e che siano entrambe le parti a costruirle, non solo i figli.

LA PAROLA AI RAGAZZI

Possiamo dire con certezza che quando i figli feriscono, anche se lo fanno con la precisione di un cecchino, non lo fanno mai con l’obiettivo esplicito di fare del male. Una delle frasi più frequenti che i ragazzi ci dicono è:

È vero che noi a volte alziamo la voce, gridiamo pure e magari diciamo cose che li mandano in bestia, ma questo non vuol dire che pensiamo davvero ciò che diciamo. Non devono prenderci troppo sul serio quando diciamo quelle cose.

E ancora

Anche loro spesso esagerano, ci urlano addosso di tutto, appena torniamo a  casa da scuola ci sentiamo il fiato sul collo “Riordina la stanza”, “Hai lasciato un casino” “Ma quando cresci?”, “È mai possibile che in questa casa non ci sia mai un aiuto?”, “Pensi che le tue scarpe si mettano a posto da sole?”, “Ma che schifo di musica stai ascoltando?”

 

A loro farebbe piacere sentirsi sempre sotto giudizio così come succede a noi?

 

Se gli rispondiamo male non ce l’abbiamo per forza con loro, a volte siamo solo troppo stanchi, o preoccupati per qualcos’altro e magari abbiamo bisogno di parlarne con gli amici.

Abbiamo voluto dare prima di tutto voce al pensiero dei ragazzi perché ci teniamo a sottolineare che in una famiglia le modalità relazionali si costruiscono assieme, nel tempo e che a crescere non sono solo i figli, ma anche i genitori.

NON CI SONO SOLUZIONI IMMEDIATE

Quando si ha a che fare con gli adolescenti non esistono soluzioni immediate, ci vogliono tempo e costanza e, come abbiamo già detto più volte, i genitori devono perdere l’illusione di poter proteggere i propri figli da ogni potenziale situazione di pericolo.

Ci vuole poi anche fiducia, la fiducia nella possibilità di creare un clima familiare nel quale i ragazzi possano sentirsi liberi di esprimere se stessi e i propri sentimenti. Se si riesce a fare questo, i ragazzi potranno pure dare delle rispostacce e combinare qualche guaio, ma sapranno che ci sarà sempre una base sicura alla quale tornare e impareranno ad ascoltare ciò che i genitori hanno da dire, ciò che provano e anche a rispettare le regole e i limiti, per il semplice motivo che avranno interiorizzato i valori familiari fondamentali.

METTIAMOCI ALLA PROVA

Facciamo una prova per vedere cosa succede in molte famiglie quando un ADOLESCENTE dice qualcosa che ai genitori non piace, magari in modo colorito:

Uff che palle la scuola! Non serve a niente se non a farmi perdere tempo!

Ora proviamo a immaginare le risposte dei GENITORI:

ma cosa dici? La scuola è fondamentale per il tuo futuro

 

quando dici così dimostri tutta la tua immaturità

 

adesso ti sembra inutile, ma un domani capirai il valore della scuola

 

eh si certo, così potresti passare più tempo con i tuoi amici a non far nulla

 

che delusione quando dici così

 

come avrei voluto avere io tutte le opportunità che tu hai oggi …

 

Potremmo proseguire all’infinito in modi più o meno coloriti anche dall’altra sponda.

Vi siete riconosciuti in qualcuna di queste risposte?

Tutte queste risposte hanno una cosa in comune: non servono a nulla se non a indisporre i ragazzi e allontanarli dai genitori, che vengono sentiti freddi, distanti e giudicanti.

Cambia poco se a cambiare è il tema:

Io stasera voglio uscire ed esco anche senza il tuo permesso!

Immaginiamo le risposte dei GENITORI:

Provaci e vedrai quello che ti succede

Tu stasera non vai proprio da nessuna parte!

Sei piccolo hai tutta la vita per uscire

Sei sempre lì a mancare di rispetto!

È possibile che non impari mai che per ogni cosa c’è un tempo?

anche qui potremmo continuare all’infinito e anche qui senza risultati positivi.

Proviamo a pensare a come possa sentirsi un ragazzo che riceve questo tipo di risposte.

Sono stati negati i suoi sentimenti, è stato ridicolizzato il suo modo di pensare, le sue opinioni sono state criticate e gli sono stati dati dei consigli preconfezionati e non richiesti.

Anche se con tutte le migliori intenzioni, la logica adulta sovrasta quella dei ragazzi, senza la possibilità di dare loro ascolto provando a capire cosa loro sentono, oltre quello che dicono le loro parole.

I genitori ci tengono a mostrare ai figli la giusta strada da seguire, a provare a non farli sbagliare per non vederli infelici, ma questo non serve. I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati in modo da sentirsi accolti, accettati e capiti. È anche accettando l’infelicità dei figli che gli si può rendere più agevole il superarla.

I genitori spesso pensano di dover sistemare le cose che riguardano i loro figli, mentre la sfida più grande, la rivoluzione copernicana è cambiare il modo di pensare e passare da “Come posso sistemare le cose” a “Come posso aiutare mio figlio a sistemare le cose da solo?”.

Per poterlo fare bisogna imparare ad ascoltare e parlare con loro in maniera differente, dandosi il tempo di allenarsi a farlo.

È dunque fondamentale fare capire ai propri figli  che si ha il desiderio e la disponibilità di ascoltarli. Questo getterà delle buone basi, anche se non da garanzie di successo immediato. I ragazzi potrebbero accusare i genitori di non capirli o magari di non essere al passo con i tempi, ma  poi si vedranno i risultati. I ragazzi hanno piacere a sapere cosa pensano i loro genitori, anche se a volte dicono esattamente il contrario.

Bisogna avere fiducia e allenarsi con costanza per arrivare a commettere sempre meno errori.

LE COSE DA NON FARE

Ma quali sono le cose da NON fare?

Nel libro Come parlare perché i ragazzi ti ascoltino e come ascoltare perché ti parlino, le autrici Adele Faber e Elaine Mazlish ne fanno un elenco chiaro dal quale traiamo ispirazione:

-          RIMPROVERARE E ACCUSARE

Ecco vedi sei sempre il solito lo hai fatto di nuovo! Ma ti rendi conto di cosa sarebbe potuto succedere?

Risposte probabili:

Ma mi sono solo distratto un attimo

E vabbè hai ragione tu ma adesso stai zitto…

-          INSULTARE

Non posso credere che tu abbia di nuovo dimenticato di chiudere a chiave la porta, ma ci sei o ci fai? A volte sei talmente irresponsabile da sembrare proprio stupido

Risposte probabili:

meno male che ci sei tu che sai sempre tutto

si si ok, sono stupido, ciao!

-          MINACCIARE

Se non recuperi le insufficienze entro due settimane puoi scordarti la gita di classe

Risposte probabili:

Ti odio

Sei sempre la stessa/o

Non capisci nulla come sempre

-          ORDINARE

Adesso spegni quel telefono e ti metti subito a fare i compiti!

Risposte probabili:

E piantala di seccarmi!

I compiti li faccio dopo

Ora non ho voglia, mollami!

-          FARE PREDICHE/MORALISMI

A tavola devi sederti composto, è un segno di buona educazione!

Risposte probabili:

Mamma che palle, siamo nel 2017!

Eh basta e lasciami vivere!

-          AVVERTIRE

Come tuo genitore ho il dovere di metterti in guardia dalle persone che stai frequentando, se continui così finirai nei guai

Risposte probabili:

Ma tu che cosa ne sai dei miei amici?

Non permetterti di parlare male di loro

Ma per chi mi hai preso? Io so quel che faccio

-          FARE IL MARTIRE

Tu non ti rendi conto di tutti i sacrifici che ogni giorno facciamo per te

Risposte probabili:

Ahah, ancora?

Vi ho chiesto io di mettermi al mondo?

Capirai voi andate al lavoro e io vado a scuola, quindi?

-          FARE PARAGONI

Vedi che tua sorella sa sempre come comportarsi? Perché non impari un po’ da lei?

Risposte probabili:

Beh si certo adesso mi metto a copiare la santarellina

Avete proprio rotto con questi paragoni: io sono io che vi vada bene o meno!

Ma che palle quella lì, è più noiosa di una lezione di storia

-          FARE DEL SARCASMO

Ma davvero stai uscendo conciata/o in quel modo? Vuoi dare da dire anche a quelli di Alfa Centauri?

Risposte probabili:

No ma dico ti sei vista/o tu?

Grazie papà/mamma sempre gentile eh!

Meglio di voi te che vieni direttamente dal Medioevo

-          FARE PROFEZIE

Non ti assumi mai la responsabilità delle tue azioni, se continui così la situazione potrà solo peggiorare e tu ne sarai l’unico responsabile

Risposte probabili:

Mamma mia sembra un film dell’orrore!

Potrò mica finire peggio di come sei tu?

Evidentemente hai messo al mondo un perdente

Qualcuno si è riconosciuto in situazioni simili a queste? Certo le risposte possibili sono infinite, ma tutte portano ad uno scontro o magari a un silenzio risentito.

UN ASCOLTO ATTENTO E ACCOGLIENTE

Cosa si può fare allora? Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo, la soluzione sta nell’ascolto attento e accogliente e nella possibilità di sviluppare abilità comunicative nuove, avendo sempre chiaro in mente il valore del rispetto. L’atteggiamento e il linguaggio rispettoso fanno si che gli adolescenti ascoltino e collaborino.

Immaginiamo ad esempio il caso di un adolescente che usa il telefono a tavola.

Il genitore invece di ORDINARGLI di smettere;

Spegni subito quel telefono!

potrebbe DESCRIVERE IL PROBLEMA:

Con i telefoni a tavola non riusciamo a parlare di noi, di cosa ci succede durante la giornata

 DESCRIVERE I SUOI SENTIMENTI:

Mi dispiace molto vederti impegnato in altre cose mentre siamo tutti assieme

PROPORRE UNA SCELTA:

Potresti spegnere il telefono o portarlo in camera tua per la durata del pranzo, cosa preferisci?

USARE UNA SOLA PAROLA SOLA, ma incisiva:

Il telefono!

AFFERMARE I PROPRI VALORI:

Per me è davvero importante che riusciamo a trovare dei momenti per stare assieme senza interferenze esterne

 METTERLO PER ISCRITTO, magari in modo ironico:

Il telefono è una cosa importante, ma se lo porti a tavola ci mette tutti da parte. Mettilo via solo per poco e il pranzo e la cena torneranno un bel gioco.

 L’INFLUENZA DEGLI AMICI

Un aspetto  molto importante di cui tenere conto è il ruolo dei pari, degli amici, che in questa fase della vita sono importanti tanto quanto la famiglia, perché sono quelli che vivono le loro stesse esperienze e con i quali si può condividere ciò che si sente senza il timore di essere giudicati.

Per questo non è mai una buona idea criticare gli amici dei propri figli.

È invece sempre opportuno valorizzarne gli aspetti positivi e il ruolo che svolgono nella vita dei figli. Se poi dovessero davvero essere delle “cattive compagnie” si deve comunque evitare la critica esplicita e lasciare che siano i propri figli a parlare del perché queste persone siano importanti per loro.

Se si riesce davvero a stare in ascolto non giudicante, si possono scoprire cose molto importanti sui figli e le loro relazioni e aumenta la probabilità di poter essere protettivi nei loro confronti.

GENITORI UNITI. TUTTI NELLA STESSA SQUADRA

Ci preme sottolineare che i genitori, se entrambi presenti, devono essere d’accordo sulle modalità da utilizzare e collaborare per la costruzione di una modalità interattiva e comunicativa virtuosa. È importante che ci si supporti a vicenda senza che uno dei due sostituisca l’altro. Il sostegno non è mai delegittimazione.

PER CONCLUDERE

Per concludere abbiamo una buona notizia: tutti i genitori hanno molto più potere di quanto credano. I figli ci tengono molto alla loro opinione, ci tengono anche quando non lo dimostrano o addirittura dicono il contrario. Ma le parole non bastano, occorre l’esempio quotidiano, basato sull’impegno e la costanza.

Cosa ne pensate?

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere

Psynerghia. Psicologia e benessere

 


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Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente. Questo mese parliamo di un tema complesso e affascinante sul quale difficilmente ci sono visioni univoche: Come essere un bravo genitore. Come sempre proviamo a condividere con voi le nostre riflessioni.

 

 

I figli

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.
Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi.
E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.

Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi hanno i propri pensieri.

Potete offrire dimora ai loro corpi, ma non alle loro anime.
Perché le loro anime abitano la casa del domani, che voi non potete visitare, neppure nei vostri sogni.

Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercare di renderli simili a voi.
Perché la vita non torna indietro e non si ferma a ieri.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli, come frecce viventi, sono scoccati.
L’Arciere vede il bersaglio sul percorso dell’infinito, e con la Sua forza vi piega affinché le Sue frecce vadano veloci e lontane.

Lasciatevi piegare con gioia dalla mano dell’Arciere.
Poiché così come ama la freccia che scocca, così Egli ama anche l’arco che sta saldo.

Kahlil Gibran – Il profeta

Iniziamo questo post con una poesia di Kahlil Gibran, versi meravigliosi che condividiamo e che, a nostro avviso rappresentano bene che cosa vuol dire per noi essere buoni genitori.

Questo argomento è interessante, complesso e non certo univoco, probabilmente non c’è un’unica risposta su cosa voglia dire essere buoni genitori. Non c’è una sola idea di definizione e dunque: quando si è un buon genitore?

-          Quando il figlio fa ciò che il genitore desidera e realizza le sue aspettative?

-          Quando non va incontro a dolori e difficoltà?

-          Quando ottiene il massimo dei risultati possibili a scuola, nello sport, nel lavoro?

-          O quando riesce a realizzarsi perseguendo la propria serenità anche se questa non coincide con quella dei genitori?

Ogni persona quando diventa genitore inizia a confrontarsi con quelli che sono stati i suoi genitori cercando di evitare di fare gli stessi errori e magari tentando anche di valorizzare gli aspetti positivi che ci sono stati.

Le decisioni dei genitori spesso sono influenzate dalle esperienze vissute crescendo dentro le dinamiche tipiche della propria famiglia d’origine. Per riuscire a capire come comportarsi può essere utile tenere a mente che ci sono delle differenze tra ciò che vive il proprio figlio e ciò che si è vissuto come figli.

 La consapevolezza può aiutare a muoversi in modo più equilibrato nel presente.

Ci sono situazioni familiari che possono scatenare reazioni che hanno più a che fare con l’esperienza dei genitori come  figli che con i figli stessi. Quando questo accade bisogna fermarsi e provare ad ascoltarsi: una pausa può aiutare a mettere a fuoco ciò che è difficile vedere nell’immediato.

All’inizio potrà essere difficile ma ci si può allenare in modo che diventi sempre più facile  e spontaneo.

Nei momenti in cui si riesce a  riflettere su di sé e su ciò che sta avvenendo e scindere tra ciò che appartiene al passato e ciò che accade nel presente, si può decidere di modificare la  rotta. Quando si sceglie di agire in modo diverso e di mettere in atto dei comportamenti in sintonia con i bisogni dei figli, si verifica una trasformazione che diventa un prezioso momento di riparazione anche per ciò che si è vissuto nell’esperienza con i propri genitori.

Per essere buoni genitori bisogna ricordarsi di cosa si sentiva come figli, di come si vivevano certi comportamenti, di cosa si provava in certe situazioni, nelle diverse fasi della crescita. Anche questo fa parte del processo ed è un aspetto fondamentale, ma anche in questo caso poi si deve fare un passo avanti.

Ogni figlio è un essere unico e irripetibile così come ogni genitore.

Non esistono regole valide in assoluto, anche se ci sono alcuni punti fermi importanti che possono aiutare a tracciare la strada:

-          Insegnare ai propri figli  a essere indipendenti e che va bene essere diversi, non si deve essere per forza come gli altri e per farlo si può solo essere dei buoni modelli di ruolo. Cioè mostrare con il comportamento sincero quei valori che si vorrebbe trasmettere loro. Per fare questo è indispensabile incarnare i comportamenti che si vorrebbe che i figli adottassero e mostrarli con l’esempio e non solo con le parole.

 

-          Ricordare sempre che la funzione dei figli non è quella di essere un prolungamento dei genitori. Un figlio è un individuo  posto sotto la cura degli adulti fino a quando sarà indipendente, non è una possibilità per rivivere la propria vita attraverso di lui. Può accadere di desiderare che un figlio possa avere le opportunità che il genitore sente di non avere avuto, ma è molto importante avere la lucidità di capire che quella che lui considerava un’opportunità per sé potrebbe non esserlo per il proprio figlio.

 

-          Rispettare le scelte dei figli, lasciare che prendano decisioni in modo da imparare che ad ogni azione corrisponde una conseguenza, importante per la loro responsabilizzazione. Questo può essere fatto fin da quando sono piccoli, aumentando il livello e la complessità del processo decisionale a seconda dell’età e delle situazioni.

 

-          Rispettare la loro privacy significa rispettare loro stessi e insegnare loro che anche la privacy dei genitori è importante. Bisogna non dimenticare mai che la loro stanza è sacra e va rispettata anche quando è in disordine, non è utile, né rispettoso frugare nei loro cassetti, né nei loro telefonini. Se onorate il loro spazio e la loro privacy  loro lo impareranno da voi a fare altrettanto e sapranno che, se vogliono potranno essere loro a raccontarvi ciò che gli accade.

 

-          Rispettare il loro diritto di sbagliare, di fare esperienza. La vita è una grande maestra e voi non potete proteggerli per sempre. Se avrete gettato buone basi loro sapranno che per le cos importanti potranno contare su di voi.

 

-          Dedicare loro del tempo senza soffocarli. Esiste una differenza profonda tra proteggere qualcuno e imprigionarlo/soffocarlo, è importante avere questa consapevolezza e imparare a gestire le proprie ansie genitoriali. Deve passare il messaggio che il tempo trascorso assieme è importante ma non deve essere una forzatura. Si possono condividere alcuni interessi senza che questi diventino imposizioni e si deve imparare ad accettare che in adolescenza i figli preferiranno trascorrere il loro tempo con i coetanei piuttosto che con i genitori.

 

-          Non serve dare tutto! Non si è un cattivo genitore se non si permette ai propri figli di avere tutto quello che vogliono, si può e si deve dire anche di no.  Quando si dice no, il diniego deve sempre essere motivato, non può essere lo strausato “perché no!”. Senza una spiegazione si potrà mantenere la propria autorità ma si perde di autorevolezza. Il punto fondamentale da ricordare è che non serve avere tutto, sia sul piano materiale che su quello affettivo ma avere il giusto: non tutto ciò di cui un figlio necessita viene da lui richiesto esplicitamente, così come non tutto ciò che chiede è funzionale al suo sviluppo.

 

-          Cercare di non dire la mai la terribile frase “io te lo avevo detto”. Sappiamo che non esiste un genitore (così come un partner) che non abbia mai detto questa frase, ma è importante fermarsi a  riflettere sull’utilità della stessa. C’è qualcuno che l’ha mai ritenuta funzionale a qualcosa dopo averla sentita? Che effetto faceva quando veniva detto a voi?

 

-          È fondamentale avere una buona dose di equilibrio e quindi saper rispondere alle esigenze dei figli in modo adeguato all’età. Essere vicini e presenti con i propri figli ha un’accezione diversa quando sono bambini rispetto a quando sono adolescenti. I bambini hanno bisogno di una presenza fisica più costante, gli adolescenti hanno bisogno di tempo a e spazio per sé e di sentire che i genitori sono presenti anche se non stanno con loro fisicamente.

La nostra ultima riflessione riguarda le parole: forse potremmo parlare non di buoni genitori, ma, parafrasando lo psicoanalista Donald Winnicott, di genitori sufficientemente buoni. Un genitore sufficientemente buono non è quello che non sbaglia mai, ma quello che è capace di imparare dai propri errori e che, forse proprio per questo può dare un insegnamento fondamentale ai propri figli. Un genitore sufficientemente buono ama i suoi figli, gioisce della loro libertà, lascia che commettano errori e li aiuta a capire se e dove sbagliano, insegnando che gli errori sono preziose occasioni dalle quali imparare.

Cosa ne pensate?

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere

Psynerghia – Studio di psicologia

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Ed eccola qui la locandina del nostro laboratorio per Queeresima 2017. La meravigliosa Frida Kahlo ci accompagnerà in un laboratorio per bambine e bambini pensato insieme all’ Associazione Famiglie Arcobaleno
Vi aspettiamo domenica 28 maggio nella nuova sede di Arc Cagliari, in via Falzarego 
MariaGrazia Rubanu e Melania Cabras


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Continua la nostra collaborazione con la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Oggi pubblichiamo le loro domande su un tema piuttosto spinoso: la mancanza di accordo tra i genitori nell’educazione dei figli. Venerdì troverete le nostre riflessioni e le nostre risposte.

Maria Grazia e Melania

 

Quando i genitori non sono d’accordo sull’educazione dei figli succede il finimondo. I figli tendono a infilarsi negli spazi che si creano tra i genitori e alcune volte noi genitori non possiamo venire meno alle nostre posizioni. Quando i punti di vista sono differenti su educazione, scuola e altro come si può fare? Lo chiediamo alle nostre psicologhe dello  Studio di psicologia Psynerghia.

Essere genitori è l’esperienza più bella del mondo, ma educare un figlio è un lavoro impegnativo. Non ci sono giornate di ferie, non ci sono momenti in cui puoi dire “aspetta un attimo”, anzi è proprio quando tutto tace che ti devi preoccupare. Perché i figli hanno un istinto innato per capire cosa non si deve fare … e lo fanno.

Educare significa essere molto pazienti, coerenti, instancabili, insomma la lista è interminabile e già così sembra una missione impossibile. Invece tutto questo non è nulla se confrontato all’ostacolo più grande: i genitori devono essere d’accordo sull’educazione dei figli.

Sto parlando di genitori presenti. Non intendo parlare di quelle famiglie dove un genitore delega totalmente l’educazione dei figli all’altro coniuge perché lavora, o perché si fida …Se ti fidi di tua moglie allora lasciale guidare la tua macchina e dagli anche il tuo portafoglio. No? Fiducia = menefreghismo.

Abbiamo detto che parliamo di genitori che sono presenti.

Ma cosa succede quando i genitori non sono d’accordo sull’educazione dei figli?

I primi momenti di disaccordo sull’educazione dei figli possono incominciare sin dai primi mesi di vita legati all’alimentazione o ai tempi della nanna e così via. Non sono argomenti poco importanti, anzi, ma diciamo che il bambino non si rende ancora conto della differenza di posizioni di mamma e papà. Invece noi genitori stiamo mettendo le basi del nostro essere genitori: è importante che iniziamo ad “educarci” ad avere una linea comune davanti ai figli. Possiamo pensarla diversamente, ma davanti ai figli dobbiamo essere uniti e coesi, sempre.

I figli tendono a infilarsi negli spazi che si creano tra i genitori. La coesione nell’educazione dei figli diventa ancora più importante quando loro iniziano a “capire” e diventa fondamentale durante l’adolescenza, perché, come dico io, lì siamo in quattro: mamma, papà, figlio e ormoni.

 QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. LA SCUOLA

La prima vera volta che abbiamo affrontato questo argomento è stato quando mia figlia doveva scegliere la scuola superiore.

Si ritorna con la mente alle nostre scuole superiori ed al nostro percorso di studi. La scelta delle scuola superiore è una scelta importante perché incomincia a delineare una traccia nella vita dei nostri figli. Se le esperienze dei genitori sono differenti, come nel nostro caso, è possibile che la visione sia differente.

Quindi sono iniziate le discussioni tra me e mio marito. Discussioni dietro le quinte. Discussione accese. Ci è capitato anche di dire a nostra figlia che noi eravamo su posizioni differenti, perché interpretavamo e vivevamo i suoi comportamenti in maniera differente. Chi ha avuto ragione? Mia figlia (e mio marito). Perché alla fine la scelta della scuola è giusto che la facciano i nostri figli, ma anche perché io ho fatto un passo indietro e lui ha fatto un passo avanti e io mi sono fidata di lui. Ogni tanto bisogna anche fare un “atto di fede” nei confronti del nostro compagno di vita, magari ha ragione, in fondo se l’abbiamo scelto fra mille un motivo ci sarà.

 QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. LO STUDIO.

Lo studio non è la scuola. Va oltre. Lo studio per me riguarda la costruzione delle basi per l’approccio alla vita. Con studio si intende curiosità, cultura, conoscenza, saper comunicare. Quanto è importante lo studio? Tutti rispondiamo all’unisono “Molto”. Ma la domanda vera è quanto è realmente importante per i nostri figli?

Cosa succede quando un figlio pur avendone le capacità si impegna poco?

Per me l’approccio allo studio è un obiettivo a lungo termine, per mio marito a breve termine.

Il voto o la promozione non è così importante se mia figlia non acquisisce la consapevolezza delle sue capacità e se non matura mettendo il giusto impegno nello studio. Mio marito è d’accordo con me MA per lui l’obiettivo principale è che non venga rimandata.

Io ho talmente tanta fiducia in lei che voglio “correre il rischio”.  Va a ripetizioni, ma finché non torna ad impegnarsi vorrei toglierle le ripetizioni. So che ce la può fare, quindi tocca a lei.

Mio marito, invece, sostiene che se non la supportiamo rischierà di essere rimandata, quindi vuole aiutarla continuando con le ripetizioni. Chiaramente anche lei vuole continuare con le ripetizioni, è più comodo e più facile.

Anche questa volta ci sono state discussioni accese tra di noi, ma questa volta i nostri differenti punti di vista non sono rimasti dietro le quinte. Mia figlia ha assistito ai nostri incontri-scontri ed alle “accuse” che ci siamo rivolti. Nell’ultima discussione affrontata ho detto a mio marito che mia figlia è troppo importante per mollare. Stavolta non mollo.

Probabilmente non si fa così. Ma è proprio quello che penso. Quindi come ne usciamo?

QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. SEVERITÀ O TOLLERANZA. LA CATTIVA SONO IO.

L’approccio all’educazione è un altro punto su cui non siamo totalmente d’accordo. Io sono più severa e lui è più malleabile. Le mie figlie ci prendono in giro dicendo “Quando la mamma dice no è no, mentre a papà basta fare gli occhioni dolci e lui cambia idea”.

Alcune volte ci ridiamo sopra, ma altre volte invece diventa un momento di confronto.

Io credo che quando mia figlia fa qualcosa di sbagliato in modo consapevole non sia giusto lasciare correre. Parlo di errori non gravissimi, ma di errori reiterati. Sa che non si fa e lo fai. Sono atteggiamenti tipici dell’età adolescenziale, questo è il commento di mio marito e so che ha ragione.  Ma dopo un po’ stanca. E per me scatta una punizione. Non Esci. Cellulare requisito ecc. Mio marito è più permissivo e lascerebbe correre. Così la cattiva sono sempre io.

QUANDO I GENITORI NON SONO D’ACCORDO SULL’EDUCAZIONE DEI FIGLI. RAPPORTO MADRE FIGLIA.

Si dice che i rapporti madre-figlia siano sempre molto complicati. Non credo di essere una femminista, ma riconosco che le donne hanno una marcia in più. Avendo due figlie le mie aspettative sono più alte. Per questo racconto spesso alle mie figlie quella che chiamo “la favola della vita”. Quali sono le opportunità che la vita offre loro e le esorto a coglierle, tutte. Forse spingo troppo? Noi donne sappiamo quali difficoltà affrontiamo tutti i giorni e quante sfide abbiamo già vinto. Mio marito ogni tanto mi ripete “Lei non è te”. Lo so. Ma io so quanto può essere grande una donna e lui no.

Quando i genitori non sono d’accordo sull’educazione dei figli tutto si complica. Come si fa a tenere un fronte unito quando in ballo ci sono loro? I figli tendono a infilarsi negli spazi che si creano tra i genitori e alcune volte noi genitori non siamo disposti ad accettare compromessi. Quando i punti di vista sono differenti su educazione, scuola e altro come si può fare? Venerdì leggeremo le risposte e i consigli delle nostre pedagogiste di Studio di psicologia Psynerghia perché i nostri dubbi sono tanti e noi ci teniamo davvero ad essere dei bravi genitori.

Firma Manu

 

Bullismo, autostima, fiducia nei genitori, ne abbiamo parlato in Figli al centro. Non è facile, ma possiamo imparare

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Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente e la rubrica Figli al centro,  oggi parliamo di un fenomeno sociale che sembra in aumento e desta preoccupazione nelle famiglie e negli insegnanti: il bullismo a scuola.

 

Ne parliamo cercando di rispondere alle domande dei genitori che trovate nel post: Bullismo a scuola, come prevenire?

 

 

Iniziamo con una riflessione su che cos’è il bullismo

Il bullismo è una forma di comportamento aggressivo che ha delle caratteristiche distintive sulle quali c’è consenso a livello internazionale.

 

Nello specifico, perché un comportamento possa essere definito un atto di bullismo, deve avere questa caratteristiche:

-          intenzionalità: il comportamento aggressivo viene messo in atto in modo volontario e consapevole;

-          sistematicità: il comportamento aggressivo si ripete nel tempo;

-          asimmetria di potere: tra le parti coinvolte c’è una differenza di potere che può essere dovuta alla forza fisica, all’età o alla numerosità delle persone coinvolte se le aggressioni sono di gruppo.

 

Su questo fenomeno è fondamentale l’influenza della cultura

Viviamo in un contesto in cui è  molto diffusa la cultura che sostiene i comportamenti di prepotenza, si tratta di una cultura del predominio e dell’esercizio delle alleanze che prevede la sottomissione e l’annientamento dell’avversario, come in una vera e propria guerra.

 

Il bullismo è un prodotto sociale che coinvolge diversi attori

 

Ci preme sottolineare una cosa molto importante: il bullismo riguarda tutti gli alunni, non solo quelli coinvolti in modo diretto, i ruoli che possono essere assunti sono differenti:

-          Bullo: chi mette in atto comportamenti prevaricatori nei confronti dei compagni

-          Aiutante: chi sostiene il bullo in modo attivo, come seguace

-          Sostenitore: chi rinforza il comportamento del bullo incitandolo, ridendo o anche semplicemente stando a guardare

-          Difensore: chi prende le difese della vittima cercando di fare cessare le prepotenze o mettendo in atto modalità consolatorie

-          Esterno: chi non fa niente ed evita ogni tipo di coinvolgimento

-          Vittima: chi subisce le prepotenze

 Perché si diventa bulli?

 

Manu ci pone una domanda che fa riflettere: perché si diventa bulli? Sull’argomento sono state fatte varie ricerche che hanno messo in evidenza alcuni fattori che possono predisporre alcuni alunni ad assumere il ruolo di bulli:

-          la convinzione che la prepotenza paghi, abbiamo visto quanto questa sia una dimensione culturale presente nella nostra società e nelle scuole capita che gli alunni prepotenti possano essere ammirati o temuti dagli altri e per questo riescano ad ottenere visibilità;

-          la presenza di tratti impulsivi e la difficoltà  controllare la propria aggressività;

-          il fatto di ritenere gratificante dominare gli altri ottenendo la loro accondiscendenza;

-          il pensare che la prepotenza sia sinonimo di forza e fermezza di carattere;

-          il considerare divertente molestare qualcuno quando ci si trova in gruppo;

-          la presenza di scarsa empatia con evidente difficoltà a sentire e immedesimarsi nella sofferenza degli altri;

-          la presenza di pregiudizi su gruppi etnici, categorie sociali o orientamento sessuale;

-          l’influenza di  modelli aggressivi nella vita reale o attraverso i film;

 Quali sono le caratteristiche dei possibili bulli?

 

-          possono essere più forti fisicamente o più grandi d’età;

-          sentono il bisogno di dominare e sottomettere gli altri;

-          desiderano imporre il proprio punto di vista;

-          sono impulsivi e hanno bassa tolleranza alla frustrazione;

-          hanno difficoltà a rispettare le regole;

-          possono essere aggressivi verbalmente anche con gli adulti;

-          in genere il loro andamento scolastico peggiora alle medie e tendono a disaffezionarsi alla scuola;

-          hanno una maggiore probabilità di iniziare una carriera deviante;

 E le possibili vittime?

 

Anche le vittime hanno delle caratteristiche che le accomunano:

-          sono spesso più deboli fisicamente dei coetanei;

-          sono cauti, sensibili, riservati, spesso introversi;

-          hanno spesso una bassa autostima e lo comunicano agli altri con il loro modo di fare, appaiono senza valore e incapaci di difendersi;

-          hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei coetanei;

-          spesso si rapportano meglio agli adulti che ai coetanei;

-          hanno un rendimento scolastico che tende a peggiorare nella scuola media.

 Perché c’è omertà nei coetanei?

 

Una delle cose che più stupisce gli adulti che vengono a conoscenza degli episodi di bullismo è la coltre di non detti, o di detti a bassa voce che caratterizza ciò che accade.

L’omertà riguarda sia gli aiutanti del bullo che i sostenitori/spettatori che assistono muti ai soprusi e alle prevaricazioni.

Dietro queste azioni differenti ci sono differenti motivazioni.

Chi sostiene il bullo aiutandolo nelle attività probabilmente condivide la sua stessa visione del mondo basata sulla legge del più forte, o almeno del vince chi sale sul carro del vincitore.

Chi assiste in silenzio probabilmente ha paura, magari proprio la paura che possa succedere a lui la stessa cosa e quindi prende le distanze anche a livello emotivo. C’è la paura che possa succedere la stessa cosa ma non dobbiamo dimenticare che durante l’infanzia e adolescenza è molto forte anche la paura di essere esclusi dal gruppo.

A volte si lascia fare per paura di essere esclusi o per il desiderio di essere inclusi: insomma il fare parte del gruppo diventa una variabile fondamentale, un valore che guida l’azione anche a costo di diventare disvalore.

Quante volte abbiamo provato rabbia nel vedere l’omertà dei ragazzi che assistevano in silenzio magari filmando ciò che avveniva col telefonino? Più rabbia quasi che per lo stesso bullo. Eppure questo è un fenomeno che accade spesso anche tra noi adulti: tante volte capita che di fronte a gesti di violenza o di ingiustizia si resti impietriti, magari aspettandosi che sia qualcun altro ad intervenire. Si chiama diffusione della responsabilità: un fenomeno studiato dalla psicologia sociale che ci dice che quante più persone sono presenti tanto più si penserà che sarà un altro ad  dover intervenire e ci si sente liberi di non farlo.

 La cattiveria fa più proseliti della bontà?

Manu ci chiede anche questo: la cattiveria fa più proseliti della bontà?

Non crediamo che la cattiveria faccia più proseliti della bontà, ma sicuramente la nostra percezione della realtà ce lo fa credere.

Intendiamo dire che la nostra mente rimane maggiormente colpita da alcuni tipi di notizie piuttosto che da altri. Non possiamo conservare in memoria tutte le informazioni  e così il nostro cervello si ritrova a fare una scelta tra le cose che ci colpiscono di più, che sono generalmente quelle negative, anche perché sono soprattutto le cattive notizie a fare rumore e ad arrivare ai media.

 Bulli e vittime sono entrambi bambini/ragazzi, non hanno proprio niente in comune?

Al contrario di quanto spesso si crede, i bulli e le vittime hanno diversi aspetti in comune:

-          entrambi hanno sviluppato modalità inadeguate di relazionarsi con gli altri;

-          entrambi sono incapaci di gestire le situazioni conflittuali: l bullo non tollera il confronto e i conflitti, la vittima li teme.

 Inoltre entrambi corrono dei rischi:

 

-          il bullo corre il rischio di avere maggiore conflittualità nei rapporti futuri, di andare incontro all’isolamento,  alla messa in atto di condotte devianti come la delinquenza o la dipendenze da sostanze;

-          la vittima ha una maggiore probabilità di sviluppare stress e sintomi fisici di varia natura (mal di testa, coliti, dermatiti, etc…), fobie, ansia, depressione, isolamento.

 I genitori delle vittime e dei bulli

Abbiamo volutamente tenuto uniti nello stesso paragrafo i genitori dei bulli e i genitori delle vittime, perché, lo ribadiamo, secondo noi in situazioni di questo tipo hanno bisogno di aiuto sia le vittime che i bulli e anche i loro genitori!

Se un bambino o ragazzo è coinvolto in episodi di bullismo, che sia attore o vittima ha comunque bisogno di aiuto e l’aiuto parte sempre dall’ascolto.

È fondamentale ascoltare sempre i figli. Credere in loro, mettendo anche in conto che potrebbero non dire l’intera verità, soprattutto se si tratta di temi che li imbarazzano, sia perché si vergognano di essere vittime, sia perché hanno paura della reazione dei genitori, se sono i bulli.

I figli devono sapere quanto valore hanno per i genitori le loro confidenze, sapere che non si sentiranno giudicati in modo troppo rigido e che i genitori sono con loro per aiutarli a stare meglio, insomma che, nel bene o nel male, si gioca sempre nella stessa squadra.

È importante fidarsi del proprio istinto e se si sente che c’è qualcosa che non va predisporsi al dialogo.

La regola principale è sempre la stessa, quella valida per tutte le difficoltà che si incontrano con i figli: comunicare e saper ascoltare davvero.

Forse sembrerà banale, ma nella nostra esperienza notiamo che spesso i genitori concentrano la propria attenzione e le proprie domande solo sulla scuola, intesa come voti o performance, trascurando gli aspetti relazionali.

Soprattutto quando i bambini sono piccoli può essere utile chiedere se qualcuno a scuola si è arrabbiato, se qualcuno ha fatto il prepotente con gli altri, se qualcuno è rimasto male per qualcosa che è successo o che qualcuno ha detto.

Si tratta di domande centrate sugli aspetti relazionali che possono aiutare a costruire l’immagine del genitore come un sostegno emotivo per il figlio, un sostengo vero e non solo una persona preoccupata per i voti a scuola.

Lo stesso vale con i figli adolescenti, anche se spesso questi utilizzano come modalità comunicativa il silenzio, un genitore può sempre trovare il modo per dimostrare di esserci, anche aspettando che arrivi il momento in cui il figlio sarà pronto a parlare. È fondamentale che i figli sentano che i genitori sono attenti a ciò che a loro accade senza essere oppressivi e senza pensare solo al rendimento scolastico. Si tratta di un complesso gioco di equilibrio tra fiducia e contenimento, ma la buona notizia è che i genitori hanno spesso più risorse di quante pensano di avere!

Se si capisce che il proprio figlio sta incontrando delle difficoltà relazionali a scuola, si può aiutarlo a capire se è possibile modificare il copione, ovvero se c’è qualcosa che lui stesso può fare in prima persona per cambiare le cose.

Diventa fondamentale essere i principali alleati dei propri figli e questo può voler dire due cose: intervenire come adulti in maniera diretta o supportare il proprio figlio a chiedere lui aiuto ad altri alleati come gli insegnanti o altri compagni che possono diventare un sostegno. La modalità di intervento dipende da vari fattori, tra i quali anche la precocità dell’intervento e la gravità della situazione.

In ogni caso un aspetto fondamentale è che non rimanga nel ragazzo che vive la condizione di vittima un vissuto di impotenza.

Ci sono sempre delle azioni e delle competenze che possono essere messe in gioco per uscire da una situazione difficile, se lui non è solo, sarà più semplice farcela e, anche evitare che certe situazioni possano ricapitare in futuro.

È importante che passi il messaggio che essere vittima è un ruolo che si può vivere in un momento della vita e non una caratteristica di personalità, un’etichetta dalla quale è impossibile liberarsi.

Se poi la situazione è molto grave o si è protratta per molto tempo e il figlio è troppo provato, è giusto che siano i genitori a prendere in mano la situazione e gestirla tra adulti. In questo caso il messaggio che dovrà passare è che gli adulti sanno prendersi cura delle persone che vengono minacciate e vessate.

Anche in questo caso bisogna trovare la modalità giusta, costruendo una rete con la scuola e facendosi aiutare ad entrare in contatto con i genitori del bullo.

È sempre meglio evitare la spedizione punitiva a casa dei genitori del bullo perché si otterrebbe il solo obiettivo di enfatizzare il conflitto.

 I genitori del bullo ascolteranno dal loro figlio una versione differente e saranno spinti dal desiderio di proteggerlo: questo pur non essendo giustificabile è umano e comprensibile, a nessuno piace sentire criticare il proprio figlio.

 

 Ma cosa succede a dei genitori che scoprono che il proprio figlio mette in atto delle condotte riconducibili ad atti di bullismo?

I vissuti e le reazioni possono essere tanti e spaziare dalla rabbia alla negazione, passando per il senso di frustrazione per avere sbagliato qualcosa.

Manu ci racconta un’esperienza molto negativa, nella quale la madre del ragazzino che perseguitava sua figlia ha negato l’accaduto e, non essendosi messa in discussione, non ha portato avanti dei comportamenti riparativi rispetto alla condotta del figlio.

Non tutti i genitori reagiscono così, tanti, tantissimi sono pronti a rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro per capire come aiutare il proprio figlio a modificare il suo comportamento e quindi sostenerlo nel suo sviluppo futuro.

Come si può aiutare un figlio che compie atti di bullismo?

Prima di tutto è necessario mantenere la calma: niente aggressioni, né giustificazioni. Serve lucidità.

Ed è fondamentale che il ragazzo sappia che i genitori lo amano e vogliono aiutarlo a capire il proprio comportamento e porvi rimedio. Deve essere chiaro che è il comportamento ad essere sbagliato e non il ragazzo in sé, perché un comportamento può essere modificato, una persona no!

Anche in questo caso il ragazzo ha bisogno di capire i propri vissuti emotivi e di conoscere le proprie risorse, ha bisogno di sperimentarsi anche in altri ruoli, oltre a quello che magari lo rassicura perché gli è familiare, ma non necessariamente lo rende felice.

Non serve nemmeno a lui essere etichettato in maniera negativa, mentre è utilissimo accompagnarlo alla scoperta delle parti di sé che non conosce.

A livello pratico sarà necessario stabilire regole chiare da fare rispettare con coerenza e prestare attenzione alle manifestazioni di aggressività. Sarà fondamentale insegnare con il proprio comportamento la differenza tra assertività e aggressività.

 Cosa può fare la scuola?

La scuola ha un ruolo importantissimo perché può contemporaneamente fornire aiuto ad entrambi: bullo e vittima.

È il luogo più idoneo per aiutare i ragazzi ad acquisire responsabilità e comprendere le proprie azioni e le loro conseguenze.

La scuola può mettere in atto misure che coinvolgano tutti gli attori coinvolti: i ragazzi, i genitori, gli insegnanti.

Non sempre la punizione diretta del bullo è la modalità più efficace, in genere è molto più utile un lavoro integrato che prevede il coinvolgimento di tutte le figure.

È possibile inserire dei programmi di prevenzione che abbiano l’obiettivo di promuovere le capacità relazionali nel rispetto di sé e degli altri, programmi di educazione socio affettiva che aiutino i bambini, sin dalla scuola per l’infanzia a riconoscere, accogliere e gestire le proprie emozioni, imparando a rispettare se stessi e gli altri.

Solo con interventi precoci di prevenzione e promozione del benessere si potrà evitare che il modello di comportamento aggressivo tipico del bullo, diventi una modalità di relazione preferenziale tra i ragazzi.

Dalla scuola primaria potranno essere costruiti dei programmi di intervento strutturati e continuativi nel tempo che diano spazio:

-          alla formazione/informazione in modo da creare sempre maggiore sensibilità e attenzione sul tema;

-          integrazione dei diversi ruoli professionali in  modo che ci sia un monitoraggio di ciò che accade a diversi livelli e nei diversi spazi;

-          programmi specifici rivolti al gruppo classe perché si possa lavorare in gruppo sulle dinamiche che vengono a  crearsi. Lavoro sull’empatia, la condivisione, il rispetto reciproco;

-          interventi individuali sia con le vittime che con i bulli;

-          coinvolgimento dei genitori come parte fondamentale di un progetto educativo più ampio.

Naturalmente sarebbe opportuno che gli interventi a scuola venissero coordinati da un professionista esperto che riesca a capire anche se è necessario attivare degli interventi di sostegno familiare o individuale di natura psicologica.

 

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psyblog. La sostenibile leggerezza dell’essere

 Studio di psicologia Psynerghia

 

 


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Domenica scorsa si è svolto il nostro laboratorio per bambine e bambini Passaporta per quale futuro”, un laboratorio sulla rappresentazione di sé alla scoperta delle tante professioni possibili.

Si tratta di un laboratorio svolto all’interno della terza edizione dell’evento “Le lesbiche si raccontano”, pensato e realizzato insieme all’associazione Famiglie Arcobaleno, con la quale collaboriamo da anni.

Hanno partecipato 15 bambine e bambini che si sono divertiti a costruire il proprio futuro con colori, fogli di carta, oggetti magici e la loro splendida creatività.

Attività di disegno e momenti di gioco si sono alternati in una cornice semi-magica che ha permesso a tutte e tutti di esprimersi utilizzando modalità comunicative differenti.

Le carte de “Il gioco del rispetto” sono state un prezioso ausilio per stimolare la riflessione sulle possibili professioni future, che possono essere svolte da chiunque, indipendentemente dal fatto che si sia maschi o femmine.

E così, tra gioco e magia le bambine e i bambini hanno sperimentato che non ci sono lavori da maschio e lavori da femmina ma solo lavori che, se appassionano, permettono la crescita e la realizzazione di sé.

Il nostro obiettivo era quello di lavorare sugli stereotipi di genere, sulla possibilità di elaborare un proprio punto di vista e sulla libertà di espressione.

Vedendo i disegni dei bambini e delle bambine e ascoltando le loro parole crediamo di avere gettato un seme in questa direzione e questo ci rende davvero felici.

Tra le tante professioni emerse c’è stata: la paracadutista, il pilota di aerei, la scienziata, la paleontologa, la signora che fa nascere i bambini (ostetrica), la ballerina, il veterinario, l’astronauta, la pattinatrice, la carabiniera, la muratrice bravissima a costruire case, la signora dei cani (allevatrice)… tanti mestieri possibili, tutti realizzabili, se saranno loro per prime/i a credere nei propri sogni.

Vi lasciamo con la filastrocca e la formula magica che le bambine e i bambini hanno recitato con grande entusiasmo all’uscita del tunnel passaporta.

E adesso con un po’ di magia

Facciamo un volo con la fantasia

Avete pensato e poi disegnato

E il vostro futuro immaginato

Un futuro da sognare

E piano piano avvicinare

Il futuro e lì che aspetta

E voi avete la bacchetta

La bacchetta per creare

Tutto ciò che amate fare

Del futuro siete Streghe e Maghi

Pronti sempre a spaventare i draghi

 

Su coraggio, la Passaporta attraversiamo

E tutti insieme la formula magica ripetiamo:

Coda di drago

Lingua di mago

Bianco coniglio

Verde trifoglio

La mia vita è un bianco foglio

La coloro come voglio!

Grazie a chi ha collaborato con noi: le bambine e i bambini e i loro genitori, l’associazione Famiglie Arcobaleno, le colleghe Roberta Scanu e Sara Fanti e l’associazione Arc Cagliari che ci ha ospitato nella bellissima location del Lazzaretto di Cagliari.

Al prossimo anno!

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras  per lo studio Psynerghia e Silvia De Simone per Famiglie Arcobaleno

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